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Data: 21/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Un milione contro il precariato. Prodi ci ascolti» Molti slogan bocciano Palazzo Chigi. Giordano: non siamo qui contro il governo

Successo oltre le previsioni. Bertinotti «molto soddisfatto». Ingrao: «La lotta continua»

Grande euforia tra manifestanti e dirigenti: ora avanti con l'unità della sinistra. Anche Diliberto si dichiara pronto. Le pressioni di Mussi e Salvi

ROMA. «E' una giornata di grande speranza per tutti noi. Auguri a voi, ai lavoratori, alle donne e agli uomini di pace. E ricordate: la lotta continua». Un'ovazione dall'intera piazza ha salutato le poche parole del novantaduenne Pietro Ingrao che ha percorso a piedi tutto il tragitto e il corteo organizzato dalla sinistra sindacale e di maggioranza (non c'erano i ministri e i capigruppo parlamentari) da Piazza Esedra a Piazza San Giovanni. Al suo arrivo, davanti alla stazione Termini, una folla di amici che lo volevano salutare si è fatta incontro al vecchio leader, tanto che lui si è rifugiato in un bar e ha aspettato che un improvvisato servizio d'ordine gli desse la possibilità di passare tra la gente. Poi, alla fine, è ricomparso sul palco di Piazza San Giovanni.
Accolto con uno sventolio di bandiere, di palloncini rossi, di facce di Che Guevara e un coro che ha intonato «Bandiera rossa» in suo onore. Poche parole di saluto e poi la parola è passata ai direttori del Manifesto Gabriele Polo e a quello di Liberazione Piero Sansonetti.
Nessuno si aspettava tanta gente. Cinquecentomila, settecentomila, un milione secondo gli organizzatori: impossibile un censimento autentico. «Eppoi ci sono ancora i treni bloccati alla stazione perchè non riescono a trovare un binario di arrivo», aggiunge Russo Spena, capogruppo del Senato di Prc. Franco Giordano, segretario di Rifondazione, invece sostiene che la manifestazione è riuscita perchè c'è stato un lavoro capillare di preparazione in diverse occasioni, ultimo il referendum in fabbrica. «Sono queste le nostre primarie. Noi le primarie le facciamo così. Una risposta a Veltroni? No, è un apporto. Anzi, diciamo che se il governo riuscirà a dare una risposta a questa gente, allora certamente avrà vita lunga». «Il popolo l'ho sempre ascoltato», ha replicato in serata Romano Prodi. Giordano ripete più volte che la manifestazione non è contro il governo, ma le parole d'ordine del corteo in sostanza bocciano l'esecutivo.
Eppure anche sul piano politico, di organizzazione, la sinistra ha fatto sentire di esistere. E ne trae anche la forza per riprende il cammino verso quella «Cosa rossa» che si era appannata nelle ultime settimane. «Posso garantire che Rifondazione darà vita entro l'anno ad una costituente per un soggetto unitario», ha assicurato Giordano. «Grande soddisfazione», viene espressa dal presidente della Camera Fausto Bertinotti.
I due segretari del Pdci Oliviero Diliberto e del Prc Franco Giordano sono addirittura euforici. C'era stato il dissenso pressocchè aperto del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani alla giornata di protesta, si era pronunciato un anatema contro chi avrebbe portato le bandiere del sindacato in piazza, il vertice della Sinistra democratica alla fine aveva deciso per il no, persino i Verdi a livello di segreteria si erano sfilati dalla manifestazione poche ore prima. E, invece, i giovani e i lavoratori hanno risposto all'appello. C'è stata una densità così intensa di bandiere rosse ad un corteo come non si vedeva da parecchi anni, di giovani, di lavoratori dal viso stanco per una notte passata in treno o in pulmann. Di donne che ballano e cantano, vogliono la pace e difendono la 194. E Gianni Rinaldini (Fiom) si è augurato per «il bene della Cgil» che nessuna resa dei conti si tenga nei confronti del segretario Fiom Giorgio Cramaschi, colpevole di essere in aperto dissenso con questo governo.
Oliviero Diliberto si permette anche di essere spiritoso: «Intanto togliamo la parola "cosa" che porta jella, l'importante è la volontà politica di fare un soggetto unitario». Sull'esigenza di accelerare il processo unitario insistono in tanti, da Salvi a Mussi di Sinistra democratica. E Sansonetti dal palco indirettamente risponde a Veltroni sulla differenza tra voto e piazza: «Questa è una manifestazione di identità».

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