ROMA - Il giorno dopo che Pietro Tidei aveva perso il posto da sottosegretario, ovviamente ai Trasporti, che gli era stato promesso, cento diessini di Civitavecchia avevano inscenato una clamorosa protesta davanti al Botteghino. Non invano. Ex deputato, ex primo cittadino di Civitavecchia e attuale sindaco di Santa Marinella, Tidei è ora il candidato più probabile per la presidenza di Trenitalia, incarico ricoperto fino a qualche giorno fa dallo scomparso Gianfranco Legitimo, in quota per An. E se questa ipotesi andasse in porto, sarebbe per lui un'occasione da non perdere. Almeno per capire che cosa si prova a stare dall'altra parte della barricata. Per anni Tidei è stato la spina nel fianco di Trenitalia. Se non proprio il leader dei pendolari che tutte le mattine prendono il treno da Civitavecchia e dagli altri centri del litorale tirrenico verso Roma, e che sono la sua base elettorale, certamente il loro rappresentante istituzionale. Le sue interrogazioni parlamentari, come le rimostranze nei confronti dei vertici delle Ferrovie per avere orari migliori e treni più efficienti e puliti non si contano. Nel caso in cui la sua candidatura si traducesse in un incarico, Tidei sbarcherà alla presidenza di un'azienda che dovrà per prima cosa risolvere il problema di farsi aumentare le tariffe. Ieri l'amministratore delegato delle Fs Elio Catania, presentando un bilancio con 465 milioni di perdite, ha affermato che sarebbero stati sufficienti biglietti un po' più cari sui treni a media a lunga percorrenza, per chiudere in pareggio. Mentre se le tariffe fossero allineate alla media europea, ha aggiunto, le Ferrovie avrebbero avuto un utile di 500 milioni. Senza però spiegare se i treni italiani siano o meno allineati alla media europea.