SECINARO. Un chilometro a piedi, ogni giorno, per prendere il bus che lo porta alla scuola media di Castelvecchio Subequo e un altro chilometro, zaino in spalle, nelle stesse condizioni, per tornare a casa. Un «fardello» davvero troppo pesante per un ragazzino di 13 anni che chiede alle istituzioni di essere trattato come tutti gli altri coetanei. «Loro», racconta il bambino, «hanno la fortuna di abitare nel centro del paese, vicino alla fermata dello scuolabus. Io no».
Il forte disagio ha spinto la mamma del bimbo a chiedere l'intervento delle istituzioni. Ma al momento, i risultati sono stati davvero scarsi.
E ieri mattina, il ragazzino, con uno zaino carico di libri, ha raggiunto la fermata del bus, dopo aver percorso un chilometro a piedi sotto la pioggia e col freddo pungente.
«Mi si stringe il cuore quando vedo mio figlio uscire di casa per andare a scuola», racconta la mamma, «io non possiedo una macchina e non conosco nessuno che possa farmi il favore di portarlo, ogni mattina, alla fermata dello scuolabus».
La giovane mamma ha sollecitato più volte l'intervento delle istituzioni, informando dei disagi sia il sindaco di Secinaro che quello di Castelvecchio Subequo.
«Entrambi», riprende, «si sono dimostrati molto sensibili al problema, ma il nodo non è stato ancora sciolto. Mi sono rivolta anche al prefetto e spero che lui mi dia una mano. Si parla tanto di diritto allo studio e non mi sembra giusto che un bambino di quell'età debba affrontare problemi che toccano anche la sfera della salute. Lo zaino che lui porta ogni giorno sulle spalle per tutto il tragitto è davvero molto pesante, una minaccia per la sua salute». Non solo. La mamma confessa che il figlio comincia a demotivarsi sul fronte dello studio.
«Mio figlio deve fare anche i rientri», prosegue amareggiata la donna, «in pratica viene depositato alla fermata del bus alle 17,30. A quell'ora è già buio e lui mi ha confessato di avere paura di tornare a piedi da solo. Tra l'altro», aggiunge, «in questo periodo ci sono tanti cani randagi in giro. Un pericolo che si somma a quello della scarsa illuminazione».
Disagi che stanno creando problemi a un bambino che paga lo scotto di abitare nella periferia di un paese che conta appena 400 abitanti.
«E pensare», prosegue la mamma, «che per mettere fine a questa inaccettabile odissea basterebbero solo tre minuti. Il tempo necessario per far compiere allo scuolabus un'altra fermata, vicino alla nostra abitazione. Un tempo brevissimo che consentirebbe a mio figlio di godere degli stessi diritti dei suoi coetanei. Non chiedo la luna», conclude, «solo un po' di attenzione e sensibilità verso un bambino a cui, tra l'altro, piace studiare».