Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/05/2026
Visitatore n. 753.790



Data: 24/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Sanità, passa la manovra anti-commissario. Recuperati 92 milioni. Prosciugati i fondi dell'Omnibus e degli assessorati

I consiglieri protestano per una lettera di due dirigenti che preannuncia ai Comuni il taglio dei fondi

L'AQUILA. Il commissariamento della sanità è più lontano. Con la manovra approvata ieri a tarda sera dal consiglio regionale, pari a 92 milioni euro, di cui 89 a favore della sanità (ha votato sì l'Unione, la Cdl ha abbandonato l'aula, l'Italia dei valori non ha partecipato al voto), il governo dovrebbe archiviare la diffida lanciata alla Regione il 2 ottobre scorso e dare domani un nuovo disco verde al piano di rientro dal deficit. Ma questo consiglio regionale lascerà un segno nella storia della legislatura. Si è innanzitutto consumata una rottura con tutte le associazioni produttive, ricevute frettolosamente in mattinata dai capigruppo e accompagnate alla porta dalla presidenza del consiglio dopo pochi minuti di discussione. Le imprese chiedevano il rinvio del voto, ma, come ha detto il presidente Marino Roselli, nessuno della maggioranza era disposto a rischiare il commissariamento. Ma si è anche incrinato ulteriormente il rapporto tra giunta e consiglio.
Perché anche tra i consiglieri di maggioranza l'abolizione dell'Omnibus approvato dal consiglio è parsa un vulnus alla sovranità dell'assemblea. E la lettera scritta da due dirigenti dell'assessorato ai lavori pubblici ai Comuni e alle parrocchie in cui si annunciava il cancellamento del finanzamento, anticipando il voto dell'aula, non ha aiutato a rasserenare gli animi.
Tanto che Camillo D'Alessandro (Margherita) ha sollecitato Mario Amicone (Udc) a riunire la sua commissione di vigilanza per «cercare le responsabilità del caso». Lo stesso D'Alessandro ha anticipato che la questione dell'Omnibus, o meglio del finanziamento dei comuni, non è affatto archiviato. «Va approvato un provvedimento con la Finanziaria 2008 in cui la partita degli enti locali va garantita» ha detto.
Il voto è stato preceduto da un lungo estenuante e surreale dibattito su una manovra fantasma, perché il maxiemendamento con le cifre di bilancio (inserito in una legge sulla prevenzione delle apnee notturne firmata da Donato Di Matteo), è arrivato in aula solo all'ultimo momento. «Di cosa stiamo parlando? Dove sono le carte?» chiedeva insistentemente uno stralunato Benigno D'Orazio (La Destra). Paolo Tancredi (Fi) invocava l'arrivo del commissario «tanto, peggio di così».
Fabrizio Di Stefano (An) citando lord Chesterfield bacchettava i consiglieri di maggioranza per la mancanza di stile. E Mario Amicone e Giorgio De Matteis (Idc) lamentavano i 169 provvedimenti fermi nelle commissioni «da mesi e anni».
La manovra richiede un forte sacrificio a tutti gli assessorati, perché gli 89 milioni della sanità (ai quali vanno aggiunti due milioni di interessi passivi su mutui e 670 mila euro per la protezione civile) sono stati trovati setacciando risorse da tutti gli assessorati. Certo, svaniscono i fondi ai comuni previsti nell'Omnibus, ma vengono cancellati anche i 6 milioni destinati alla protezione dagli incendi. 14,8 milioni sono sottratti alle politiche del lavoro, 3,5 agli aiuti per l'acquisto della prima casa, 4,4 agli investimenti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L'assessorato alla Cultura e al sociale perde 4,5 milioni per la promozione culturale e 5 milioni per il fondo sociale, 2 milioni per il sostegno delle famiglie monoreddito. Sacrifici vengono chiesti agli agricoltori con i tagli al credito agrario (1,2 milioni). Soffrono i commercianti ai quali vengono cancellati 800 mila euro per i consorzi fidi, e anche il turismo perde 600 mila euro.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it