Schiarita al tavolo di confronto con il presidente Prato. Frenata del fondo Usa Tpg nella corsa all'acquisto della compagnia
ROMA. Maurizio Prato ha convinto i sindacati: da tutte le 9 sigle che siedono al tavolo di confronto arriva un sostanziale via libera al piano industriale «di transizione e sopravvivenza» messo a punto dal presidente di Alitalia per tamponare perdite al ritmo di oltre un milione di euro al giorno, e traghettare la società nelle mani di un nuovo azionista privato. Con una sola voce sindacati, associazioni di piloti e assistenti di volo, hanno accettato di portare avanti il confronto.
Purché questo sia basato su «criteri di oggettività che tengano conto dell'attuale stato di crisi industriale e finanziaria» di Alitalia. Sì, quindi, anche agli aspetti più discussi del piano di Prato, come il ridimensionamento dell'aeroporto di Milano Malpensa che solo lunedì aveva portato a quattro ore di sciopero dei dipendenti degli aeroporti milanesi. «Serve un'analisi che tenga conto delle reali difficoltà e soprattutto la consapevolezza che lasciare inalterata tale situazione potrebbe significare la fine di Alitalia e di conseguenza danni irreversibili per l'intera economia del settore, risulta infatti impossibile presidiare efficacemente due grandi aeroporti intercontinentali», scrivono Filt-Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti, Ugl Trasporti, SdL trasporto aereo, Anpac, Anpav, Avia e Unione Piloti, che si rivolgono anche al governo, per chiedere che svolga «un ruolo di garanzia», ma «scongiurando interferenze politiche».
Nel confronto con Prato è un via libera delle sigle nazionali (resta fermo il no delle segreterie sindacali lombarde) al progetto di puntare su un solo hub, Roma Fiumicino, da fine marzo 2008, alleggerendo Malpensa dei voli intercontinentali per sviluppare medio raggio, low cost e cargo. Un sì, ma con un punto fermo: per le nove sigle «parlare di esuberi appare del tutto inopportuno», servono «risposte concrete» agli eventuali problemi occupazionali, con ammortizzatori sociali, e strategie di sviluppo per lo scalo lombardo. Via libera anche all'ingresso di partner privati in nuove società da creare ad hoc per la gestione delle attività, a partire da informatica e amministrazione, ma solo se ci sarà un confronto sui «singoli progetti» con «apposite riunioni tecniche».
Sindacati e compagnia si preparano così, in un clima più sereno, ad affrontare l'ultima, delicatissima, fase della privatizzazione: Prato si appresta a scegliere il miglior «partner industriale» da proporre al Tesoro entro metà novembre. Una indicazione che sembra tagliar fuori gli investitori finanziari, come il fondo americano Texas Pacific Group che ha comunicato ad Alitalia di non essere al momento in grado di soddisfare un altro requisito, quello di formare un consorzio a maggioranza italiana. Emerge così una chiara richiesta di Prato alle cordate: quelle di garantire un controllo italiano nel futuro assetto azionario della compagnia, anche per non perdere i diritti di volo garantiti dagli accordi bilaterali siglati dal nostro Paese.