PESCARA. «Vado via». Con due parole Angelo Orlando, del gruppo di Rifondazione sbatte la porta e lascia la presidenza della commissione bilancio. Orlando è un politico che ama leggersi le carte in modo paziente. In questi giorni ha abbozzato quasi tutto: i conti scombinati, l'assenza di cifre, le voci sul deficit. Martedì però nell'Aula consigliare è accaduto l'irreparabile: «Qualcuno ha voluto dimostrare che l'emergenza sui conti era l'occasione giusta per la marchetta».
Quindi «quell'aggiungere altro», (nel caso specifico la cancellazione, decisa dal Consiglio, della legge che finanziava i campi da golf in Abruzzo) sarebbe stato fatto da qualcuno che approfittando della tempestosa seduta del Consiglio che ha fatto tagli per 92 milioni di euro, di cui 86 per tappare la falla sulla sanità ed evitare il commissariamento, ha «abrogato una legge». Legge a cui lui aveva dedicato tempo e impegno. Ad Orlando il metodo gli appare come un colpo di mano anticamera della tirannide.
L'ARROGANTE Quel «qualcuno», insiste Angelo Orlando «ha anche abrogato delle leggi», colpendo al cuore anche il ruolo legislativo del Consiglio regionale.
«Mi riferisco», spiega Orlando, «a tutto quello che non era nelle norme e nei movimenti finanziari legati al piano anti-deficit della sanità. Quando qualcuno pensa di abrogare leggi, non dimostra cultura istituzionale, dimostra arroganza ed ignoranza per cui vada avanti da solo». Sul banco degli imputati finisce la sua stessa coalizione, la maggioranza di centrosinistra.
L'ex presidente della Commissione bilancio dopo una notte di riflessioni ieri mattina ha formalizzato le sue dimissioni al presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli.
All'Aquila è corso subito dopo il segretario regionale di Rifondazione, Marco Gelmini che ha espresso pieno sostegno a Orlando: «Auspico un appello unanime per il ritiro delle dimissioni di Orlando», dice Gelmini, «perché servono l'esperienza ed il contributo al lavoro istituzionale del compagno Orlando».
SI GIOCA ALLO SFASCIO Orlando però è perentorio: «In questa situazione la mia posizione è irremovibile». Anzi rilancia una polemica che nei giorni scorsi aveva evidenziato sul Centro. Il sospetto che nella maggioranza di centrosinistra ci siano spezzoni in conflitto, che travalicando la dialettica politica hanno messo in ginocchio il Consiglio regionale.
«Vorrei capire in quale mondo vivo», ribadisce Orlando, «c'è chi gioca da maggioranza, chi da opposizione, chi per Luciano D'Alfonso. Mi devo riprendere dalla confusione». Per riprendersi dalla confusione lascerà l'incarico. «Evidentemente questa maggioranza», si chiede Orlando, «non pensa di dover avere un presidente di una commissione, ma di avere bisogno di altro, allora se lo vada a cercare altrove». Alla domanda verso chi rivolge le accuse ammette: «Me la prendo con tutti quelli che frequentando raramente il Consiglio, pensano che la verità è quella dell'ultimo venuto». La presa di posizione di Orlando ha suscitato un'ondata di solidarietà da parte di molti consiglieri, anche di centrosinistra.
COSA DEVE ACCADERE? Il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, si è «molto rammaricato», e riconosce «il valido e prezioso lavoro nell'espletamento della sua attività. Il coordinatore dell'Italia dei Valori Alfonso Mascitelli. «Dopo l'uscita dalla maggioranza di un partito come l'IdV,
e le dimissioni da presidente di Orlando», dice Mascitelli, «cos'altro dovrà accadere».
Le dimissioni di Orlando, «danno il "La" ad un De Profundis che tutti gli abruzzesi in coro cantano a Del Turco & c.», osserva il capogruppo regionale di An, Alfredo Castiglione.
«Sono il segnale», dice Giuseppe Tagliente di Forza Italia, che definisce Orlando persona di «specchiata onestà intellettuale», «di un disagio che sin dall'insediamento del Governo ha eroso l'istituzione consiliare»,