Una delibera bis da portare in Consiglio comunale affinché l'assemblea cittadina rispetti la volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini al referendum sul Piano traffico e agisca di conseguenza azzerando l'intero Piano della mobilità: «Se non passa, siamo pronti a incatenarci in aula». E' una richiesta senza se e senza ma quella che l'opposizione di centrodestra ha presentato ieri in conferenza stampa, a cominciare da Luigi Albore Mascia, consigliere di An nonché vicepresidente del Consiglio comunale in quota alla minoranza. Pesanti le accuse al presidente Melilla, reo secondo il Polo di tergiversare su un iter che «dopo il voto di ventunomila pescaresi, 14 mila dei quali contrari al Piano traffico, impone che si prenda atto di quel responso delle urne e si cambi».
In verità Melilla ovvero l'ufficio di presidenza è perfettamente nei tempi stabiliti dal regolamento. La presa d'atto dell'esito del referendum è stata registrata in aula dallo stesso sindaco (il documento è affisso all'Albo pretorio) e c'è ancora un mese di tempo per affrontare l'argomento in consiglio comunale. Scusanti e cavilli regolamentari che non placano però la sete di giustizia del centrodestra, al quale ieri si sono affiancati i rappresentanti del comitato per il Sì, cioè contro il Piano traffico.«Dal nostro punto di vista l'iter si completa solo abrogando il Piano, come chiedeva il quesito referendario che ha prevalso per numero di preferenze - ha esordito Luigi Mascia -. Secondo la maggioranza, invece, è sufficiente la presa d'atto senza che si debba cambiare nulla: e questo solo perché hanno votato solo 21mila pescaresi, di cui seimila appena a favore della nuova mobilità urbana. Ma se così doveva essere, che senso ha avuto spendere 150 mila euro per questo erferendum?». In proposito Barbara Cazzaniga, commerciante del comitato per il Sì ha aggiunto: «Dopo la raccolta di 20mila firme per il referendum abbiamo cercato invano il dialogo con il sindaco per trovare un'intesa che avrebbe fatto risparmiare soldi e fatiche, ma non c'è stato modo».
Da Masci a Di Luzio, da Sospiri ad Antonelli, da Testa a Fiorilli, tutti i consiglieri di centrodestra hanno sottolineato che non c'era quorum da raggiungere al referendum, «contava solo racogliere più voti del fronte avverso e noi abbiamo raggiunto il 65% di voti a nostro favore». Masci è andato dritto al sodo: «Non facciamo questione di rotatorie né di piste ciclabili: nodi centrali della questione sono la riapertura della rampa dell'asse attrezzato, quella che conduce a piazza Italia e sulla riviera nord, e l'azzeramento delle previste Ztl e Zsc con parcheggi a pagamento nel cuore della città». Fiorilli ha infine tirato una frecciata agli uffici: «Presentiamo noi la delibera che loro tardano a confezionare, dando l'impressione d'essere oltremodo asserviti al potere del momento».