«Il mondo è triste, visto dai trentenni». E' questa l'amara conclusione a cui arriva il segretario provinciale Cgil Giampaolo Di Odoardo, dopo aver snocciolato i dati relativi alla cosiddetta "emergenza salari". La famigerata "fatica" ad arrivare a fine mese non è solo uno slogan ma una realtà sempre più pressante nella provincia di Teramo, dove ben 12 famiglie su 100 vivono al di sotto della soglia minima di reddito, stabilita a quota 920 euro. Il 27% della popolazione provinciale percepisce solo il 7,8% del reddito totale. In quest'area di grande disagio, solo il 23% riesce ad arrivare a fine mese, anche se con grande difficoltà, mentre il 41% non riesce ad affrontare le spese improvvise, anche se di minima entità. Nel 2006, inoltre, il reddito disponibile delle famiglie è rimasto invariato, mentre è aumentata la spesa per i consumi essenziali e con essa l'abitudine a contrarre debiti e pagare a rate. A conferma del dato aggregato, la Cgil presenta una serie di buste paga di operai, che non superano i 1.000 euro mensili al netto dello stipendio. «Abbiamo evitato di prendere in esame- afferma Di Odoardo- i lavoratori atipici e quelli a tempo determinato, dove la situazione è ben più drammatica, sempre alle prese con una triste sequenza di contratti a termine. Qui ci riferiamo a lavoratori regolarmente assunti a tempo indeterminato, che, anche se arrivano a percepire un salario medio di 1.000 euro, non riesce comunque a superare la famosa quarta settimana». Ad avere la peggio, sono soprattutto i giovani e le donne, che, a parità di lavoro e qualifica con gli uomini, guadagnano, in media, il 24% in meno. Tra i rimedi prospettati dalla Cgil per far fronte a questa situazione, c'è la proposta di fissare l'inflazione programmata in modo che non sia lontana da quella reale e di intervenire fiscalmente sui redditi spostando verso il lavoro dipendente quote significative di ricchezza prodotta.