Roma. Conto alla rovescia per il via libera del Cipe alla bozza della nuova convenzione per il gruppo Tirrenia. Il passaggio al Cipe, che dovrebbe licenziare il testo a fine mese-inizio novembre, è cruciale e propedeutico per il successivo ok di Bruxelles: il rinnovo della convenzione fino al 2012 e la privatizzazione della società di navigazione, viaggiano infatti paralleli, spiegano dal ministero dei Trasporti.
E per superare lo scoglio di Bruxelles, che proprio nei giorni scorsi ha aperto una procedura d'informazione sul caso Tirrenia, i tecnici ministeriali puntano sul valore aggiunto rappresentato dal prolungamento della convenzione, per sostenere la prevista messa sul mercato di quella che viene definita la "Alitalia dei mari", per i bilanci in rosso e gli aiuti pubblici. La bozza di convenzione - che ha già avuto l'approvazione da parte del Nars, il nucleo tecnico di valutazione di cui dispone il Cipe - stabilisce il rinnovo fino al 2012 della concessione per Tirrenia dei servizi passeggeri marittimi, così come previsto dalla Finanziaria 2007. Il contratto attualmente in corso scade il 31 dicembre 2008. In totale, le convenzioni sono cinque: una con la capogruppo e quattro con le altrettante società regionali marittime: Caremar (Campania), Saremar (Sardegna), Siremar (Sicilia), Toremar (Toscana).
Ma il rinnovo del contratto ha navigato finora in acque burrascose, tra le proteste degli armatori privati, in primis la Grandi Navi Veloci e la Moby spa di Vincenzo Onorato, che si sono rivolti a Bruxelles sostenendo la concorrenza sleale della Tirrenia mantenuta a galla con sussidi pubblici. Giovedì scorso, in un'intervista al Secolo XIX, era stato Cesare d'Amico, amministratore delegato dell'omonimo gruppo armatoriale, a sollecitare un intervento urgente per privatizzare Tirrenia.
Di qui i riflettori accesi sul dossier dai commissari europei che hanno chiesto maggiori informazioni al governo e alla stessa società; l'obiettivo è quello di verificare la compatibilità del nuovo contratto con le norme comunitarie e la presenza di eventuali aiuti di Stato, cosa che farebbe nel caso scattare una procedura d'infrazione. E per superare le perplessità di Bruxelles, la linea sposata dai ministeri dei Trasporti e dell' Economia sembra essere quella del doppio binario: ai commissari Ue verrebbe spiegato che il rinnovo della convenzione viaggia in correlazione al piano di privatizzazione del gruppo, proprio per aumentare il valore della società ai fini della messa sul mercato. «Un conto è mettere in vendita un negozio già avviato, rispetto a un altro che non lo è», osservano al ministero guidato da Alessandro Bianchi.
I sindacati di settore, ascoltati dalla Commissione di Palazzo Madama a luglio, si sono pronunciati contro una privatizzazione "spezzatino" per Tirrenia, con la cessione separata della società madre dalle compagnie regionali.
«Il dossier sembra circondato da una grande nebulosa», commentano alla Filt Cgil. Il piano industriale presentato dalla società non ha ancora avuto l'ok formale da parte del ministero dei Trasporti; piano che, per la messa a punto definitiva, dovrà però attendere la stipula delle convenzioni, sempre che Bruxelles dia il suo ok. Il gruppo intanto continua a macinare passivi di bilancio: a fine 2006 il rosso si attestava a oltre 200 milioni, e i primi sei mesi del 2007 rientrano nel trend.
La legge Finanziaria 2007 ha stanziato 50 milioni di risorse pubbliche ( per un totale di aiuti per oltre 190 milioni), mentre la manovra attuale dovrebbe contenere circa 180 milioni relativi alla convenzione in corso.
La capogruppo Tirrenia di Navigazione, comprende anche la Divisione Adriatica. La flotta conta 90 navi, ogni anno il gruppo effettua circa 60.000 traversate, percorre 4 milioni di miglia, trasporta 13 milioni di passeggeri, due milioni di auto al seguito, imbarca 6 milioni 500 mila metri lineari di veicoli commerciali.