A pochi giorni di distanza dalla grande manifestazione organizzata a Roma da «Il Manifesto», «Liberazione» e «Charta» alla quale hanno partecipato un milione di lavoratori, giovani e pensioanti, credo opportuno svolgere alcune considerazioni su alcuni fatti che hanno messo in moto milioni di persone, uomini e donne, a partire dalla consultazione referendaria indetta dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil sul protocollo sul welfare sottoscritto con il governo e con la Confindustria il 23 luglio scorso. Consultazion e referendaria a cui hanno partecipato 5,1 milioni di lavoratori attivi e pensionati. Il 13 ottobre si è svolta poi la manifestazione organizzata da Alleanza nazionale e, secondo le cifre fornite dal palco, ad ascoltare il discorso di Gianfranco Fini c'erano almeno 500 mila persone.
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Il 14 ottobre ci sono state le elezioni primarie - che hanno sancito la nascita del nuovo Partito democratico dalla fusione tra Ds e Margherita - per eleggere i segretari nazionale e regionale del Pd a cui hanno preso parte, facendo ordinatamente e pazientemente la fila e versando anche un contributo in denaro, 3.517.370 cittadini. In sostanza, in poco meno di tre settimane circa dieci milioni di persone in carne ed ossa, non semplici proiezioni di sondaggi, hanno partecipato in prima persona, senza delegare ad altri la propria volontà di essere comunque dei protagonisti della storia, a momenti a mio avviso politicamente molto rilevanti della vita democratica del nostro Paese. Questo capitale immenso credo sia la più importante risposta a certe enfatiche sopravvalutazioni del «grillismo» e alla volontà di affermare una non meglio precisata disponibilità alla cosiddetta «antipolitica».
Anche se ritengo sbagliato sottovalutare il disagio che si avverte tra tanti strati di popolazione, penso che l'iniezione di fiducia nella possibilità di modificare in meglio lo stato di cose esistenti, data da questo insieme di iniziative, debba essere valorizzata al massimo. È inutile negarlo: nel nostro Paese ci sono diversi problemi, anche gravi, a cui occorre mettere mano a partire da una questione salariale non più rinviabile: chi vive solo del proprio lavoro con poco più di mille euro al mese avendo a volte una famiglia composta da quattro persone, vive male, in piena condizione di povertà relativa. C'è bisogno, quindi, di più retribuzione anche per rilanciare i consumi e rimettere in moto un'economia che stenta a decollare e le misure adottate dal governo sono a mio parere deboli. Non si rilanciano i consumi con le «una tantum» ai pensionati più poveri e con risibili aumenti mensili delle già troppo basse pensioni.
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Un altro problema da affrontare e possibilmente risolvere è quello legato all'occupazione stabile e sicura per tanti giovani e ragazze con diploma e laurea. Come è noto, nel nostro Paese, c'è una elevatissima evasione fiscale, previdenziale contributiva che secondo stime certamente per difetto supera i 300 miliardi di euro l'anno. Anche gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali e soprattutto i morti sul lavoro rappresentano un'altra piaga della nostra società.
Penso che, utilizzando in direzione della sconfitta delle evasioni contributive e degli infortuni sul lavoro tanti giovani e ragazze con laurea e diploma, oltre a dare loro un lavoro dignitoso, si farebbe anche un salto di cività.
Questo, credo, hanno voluto innanzitutto dire i 10 milioni di cittadini, di centro, di destra e di sinistra scesi in piazza e sarebbe bene che chi governa il Paese ne tenesse conto. Ne va del futuro nostro e delle nuove generazioni.
(*) Comitato direttivo Cgil di Chieti