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Pescara, 15/05/2026
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Data: 01/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Ecco la ruspa, sparisce lo scalo di Portanuova. Resta in piedi solo la facciata. Italia Nostra e ambientalisti: cancellata la storia

PESCARA. Cade giù la stazione di Portanuova, abbattuta dalle ruspe che ieri hanno divorato 124 anni di storia cittadina. Una fine annunciata ufficialmente dal sindaco ai residenti l'8 marzo 2006, ma di cui associazioni e politici sembrano rendersi conto solo ora. Ad abbattimento avvenuto.
E così, dopo Elio Marrone, l'ultimo capostazione di Portanuova andato in pensione due settimane fa, ieri è toccato alla stazione. O meglio, a quello che era rimasto, dopo anni di abbandono, dell'antico scalo merci edificato nel 1883. Un assist, questo dell'abbandono, per l'amministrazione che il 6 marzo del 2006, nell'annunciare l'affidamento del mega appalto da 3 milioni e 311mila euro per rifare (e abbattere) lo scalo ferroviario e completare il sottopasso di via Italica, spiegava in una nota: «Con questo intervento saranno restituiti decoro e funzionalità alla stazione di Portanuova che giace in una situazione di grave degrado determinato da decenni di incuria».
E ieri mattina, dopo una serie di slittamenti causati perlopiù da ricorsi per gli espropri, sono entrate in azione le ruspe, nell'ambito dell'accordo di programma «Portanuova 2000» tra Comune e De Cecco che punta a fare di Pescara Portanuova «la nuova Berlino», come annunciava tre anni fa Nicola Di Mascio, direttore operativo del progetto.
Ma nella nuova Berlino c'è pochissimo spazio per la storia: giusto pochi metri, quelli della facciata della vecchia stazione che ieri le ruspe hanno graziato perchè dovrà essere incastonata nella nuova costruzione con sale d'attesa, biglietterie e negozi. Una concessione che però non soddisfa affatto Italia Nostra: «E' stato cancellato uno degli ultimi luoghi dell'Ottocento ancora riconoscibili», scrive infatti il responsabile della sezione pescarese Giancarlo Pelagatti, «un frammento prezioso di un'identità». E ancora: «Quando una delle ultime testimonianze del passato scompare per dar vita o prolungare trasformazioni di dubbia qualità urbana e architettonica la città deve interrogarsi sul perchè».
Le definiscono «distruzioni del tutto gratuite» Edvige Ricci e Mariella Saquella dell'associazione Mila che ricordando in quella stessa area l'abbattimento del molino pescarese della De Cecco, scrivono: «Anche dinanzi al nobile passato, la smania costruttiva non ha conosciuto freni. E alla perdita, ieri, di una testimonianza forte di archeologia industriale, si somma oggi la perdita della gloriosa e amata stazione di Portanuova».

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