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Data: 01/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Dini minaccia: «Voto contro la sanatoria precari» Nasce un altro scontro nell'esecutivo tra centristi e sinistra. Il Prc: «Non sa cosa dice»

Prodi incontra per quaranta minuti il senatore ribelle e cerca di mediare. La crisi per ora sembra sventata ma si riparla della «campagna acquisti» perseguita da Berlusconi

ROMA. Il nuovo colpo alla stabilità di maggioranza e governo arriva di prima mattina. Il mittente è ancora una volta Lamberto Dini. Questa volta il senatore e i suoi, che qualche giorno fa avevano già avvertito di considerarsi con «le mani libere» nei confronti della finanziaria, prendono di mira l'emendamento che prevede il graduale assorbimento dei precari nella pubblica amministrazione. «Voteremo no», fanno sapere. Immediato scatta l'allarme nel governo e intervengono sia Prodi che Veltroni. Dopo un incontro a Palazzo Chigi, le posizioni sono rimaste esattamente quelle di prima.
Si è trattato solo dell'ennesimo «strappo» all'interno della maggioranza. Ma la tensione resta altissima, come il pericolo che la tela del centrosinistra alla fine finisca per strapparsi del tutto.
«Voteremo contro tutti gli emendamenti che aumentano la spesa», ha ribadito Dini al Senato. «La sanatoria dei precari sa cosa significa?», aggiunge poi rivolto ai giornalisti. «Vuol dire che si assumono gli amici degli amici nei Comuni e altrove. E poi si fa la sanatoria per passarli di ruolo. Vi sembra questa una cosa seria?».
Immediata la rivolta della sinistra radicale che accusa Dini di non sapere neanche di cosa parla. L'emendamento prevede infatti che possano essere assorbiti precari che hanno contratti a tempo determinato da almeno tre anni. Ma soprattutto scatta l'allarme rosso all'interno del centrosinistra. E' il temuto segnale della rivolta interna - ci si chiede - ampiamente annunciata da Berlusconi e destinata ad affondare finanziaria e governo? Scattano così verifiche e tentativi di circoscrivere il nuovo strappo, soprattutto in vista del momento della verità della settimana prossima, quando la finanziaria arriverà in aula.
Romano Prodi ha incontrato Dini a Palazzo Chigi per circa 40 minuti.
Un incontro che ha seguito quelli già avuti nei giorni scorsi, tutti tesi, ovviamente, a scandagliare le reali intenzioni dell'ex premier. Alla fine da sembra emergere che sia Prodi, ma soprattutto Dini, non hanno cambiato le proprie opinoni.
Poco dopo è la volta di Walter Veltroni di incontrare il leader liberaldemocratico nel tentativo di verificare la possibilità di un suo riassorbimento all'interno del Partito Democratico. La «rivolta» di Dini in Senato è iniziata infatti proprio con la sua decisione di restare fuori dal PD, giudicando di non avere ricevuto abbastanza garanzie. «Veltroni - si legge in una nota diffusa dopo l'incontro di ieri - ha ribadito l'auspicio e il suo personale impegno affinché la grande forza riformista rappresentata dal PD e il movimento di Lamberto Dini possano ritrovare la necessaria convergenza».
Così anche Anna Finocchiaro getta acqua sul fuoco della nuova divisione. «Dini ha manifestato il proprio dissenso solo su questa norma - sottolinea la presidente del gruppo del PD a Palazzo Madama - e non su tutta la Finanziaria». Del resto, aggiunge, la spesa dell'emendamento sui precari è solo di 25 milioni, una cifra minima rispetto alla manovra complessiva, ed è stata incardinata già nella finanziaria dell'anno scorso. Ma a sinistra l'attacco a Dini è durissimo. E' evidente che non sa di cosa parla, sottolinea Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci: i precari «sono centinaia di migliaia, (difficile che siano tutti "amici degli amici", che volgarità, senatore) e molti sono precari anche da 12 anni».

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