Genova. La città nella quale il "tranviere" era quasi un mestiere-simbolo, un'autorità tra la gente, un pezzo di storia, fu duramente scossa, nel maggio del 2005, quando venne a conoscenza che alla guida dell'autobus numero 64, uscito di strada con 15 passeggeri a bordo, c'era una ragazza tossicodipendente.
Da allora fu un ricorrersi di tentativi, in azienda e nelle segreterie sindacali, per capire le dimensioni di un fenomeno fino a quel momento sconosciuto e per trovare, al contempo, le possibili soluzioni. Il "caso Moro" divenne nazionale, e fu tra gli episodi che più sottolinearono l'inadeguatezza delle norme in vigore. L'autista patteggiò un'ammenda di 1.500 euro e pagò una multa di 1.170 euro, ha conservato il posto accettando di seguire un percorso di riabilitazione in una comunità.
Ora il ministro Turco ha "tappato" il buco normativo. A breve tutti gli autisti dovranno sottoporsi, periodicamente, a controlli per verificare l'uso di droghe. «Non arriviamo impreparati, a questa novità - è il commento di Hubert Guyot, amministratore delegato di Amt, l'azienda di trasporto pubblico genovese - da tempo abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione con il nostro personale su questi temi, l'argomento ci sta a cuore». «Questa intesa - continua Guyot - andrà ad aumentare i controlli e di conseguenza la sicurezza - la speranza è comunque quella di non trovarci più ad avere a che fare con casi di autisti sotto effetto di droghe o alcol».
I rappresentanti dei lavoratori più che ai vantaggi guardano alle conseguenze, del "patto Turco". Guido Fassio, segretario generale Filt Cgil Liguria, si occupa sia di autisti dei bus che di macchinisti dei treni. «Dal punto di vista della sicurezza siano perfettamente d'accordo con quanto deciso - dice Fassio - questo valore sta a cuore a tutti. Però non possiamo non evidenziare alcuni elementi: in caso di positività a un test, per esempio, come potranno le aziende rispondere alla necessità diriqualificare gli inidonei? Mettere un autista, anche temporaneamente, a fare altro, non è facile in questo tipo di aziende». I sindacati pongono poi la riflessione delle crescenti difficoltà, a fronte di stipendi sempre meno "competitivi", che questo mestiere si trova a dover affrontare. Mauro Nolaschi, del sindacato Faisa: «Ben vengano nuovi strumenti. Ma che non passi che a fare questo mestiere ogni giorno sono solo pazzi, ubriachi o drogati. Gli autoferrotranvieri sono persone coscenziose e bravi professionisti, anche per questo accetteranno di buon grado di sottoporsi ai nuovi test».
daniele grillo