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Data: 04/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Finanziaria, maggioranza a rischio. Mugugni della sinistra per il protocollo d'intesa sul welfare

Domani comincia l'iter della legge nell'aula del Senato, manca l'accordo su alcuni punti. Ma per Bonino tutto resterà così

ROMA. Domani comincia l'iter in aula al Senato della legge finanziaria licenziata dalla commissione Bilancio, mentre alla Camera verrà discusso il protocollo riveduto e corretto del welfare sul quale però la sinistra della maggioranza vorrebbe tirare la corda ancora verso una limitazione ulteriore dell'uso della precarietà dei contratti.
In questo difficile passaggio per il governo, (gli emendamenti presentati al Senato sono da parte della Cdl 530, e dall'Unione dovrebbero arrivare solo gli emendamenti dei singoli senatori), Silvio Berlusconi scommette che l'ora X della caduta di Prodi non sarà domani «ma forse alla fine dell'approvazione della finanziaria».
Gli risponde il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli: «Sono abbastanza stanco di sentire tutte le profezie di Berlusconi. Ne fa da tanti anni, mi sembra che ne abbia azzeccate abbastanza poche».
La situazione resta al Senato particolarmente difficile. Il relatore Giovanni Legnini sostiene che se opposizione e maggioranza facessero uno sforzo ulteriore, la finanziaria potrebbe essere approvata senza ricorrere al voto di fiducia.
«Ci sono poi circa 80 emendamenti di senatori della maggioranza», spiega. Risponde subito il vicepresidente del Senato ed esponente del partito socialista Gavino Angius, il quale reputa «significative le modifiche proposte dal suo gruppo alla finanziaria».
E aggiunge: «Mentre si stabilizzano i lavoratori precari della pubblica amministrazione, per i giovani precari del settore privato non si prevede neanche l'indennità di disoccupazione. Noi vogliamo che abbiano 400 euro al mese di indennità vincolati a programmi di reinserimento e riqualificaione professionale». Dai diniani invece, due emendamenti per far tornare l'assunzione nella pubblica amministrazione solo attraverso i concorsi.
Berlusconi ostenta sicurezza: il governo imploderà da solo, non c'è bisogno di spallate. Secondo lui, il governo «ha il 19 per cento dei consensi, visto che l'80 per cento degli italiani chiede un ritorno del governo di centrodestra». Giulio Andreotti invece sostiene che il governo ce la farà «perchè Prodi è molto capace e ha competenza economica».
Nella maggioranza restano effettivamente differenze. Ieri Emma Bonino ha definito «una stronzata epocale» «l'emendamento passato a larga maggioranza più Lega in commissione Bilancio per la riduzione forzosa dell'esecutivo, salutato come l'inizio di una nuova stagione di governo leggero auspicata dal PD e confortata dal consenso di tutta l'Unione».
Il ministro del Commercio con l'Estero, ha detto di immaginare che in caso di bisogno «forzosamente i Ds si autoriducano e, mi raccomnado, nel rispetto delle differenze di genere...».
I radicali daranno del filo da torcere anche nella discussione alla Camera del protocollo del welfare essendo sempre stati d'accordo sulla legge 30 (precarietà e molteplicità dei contratti di assunzione per i giovani) e contrari persino a rivedere lo «scalone» cioè il passaggio a 60 anni di età minima per andare in pensione dagli attuali 57.
La Bonino è anche contraria all'età differente tra donne e uomini per andare in pensione, visto che gradualmente, sta scomparendo in tutta Europa.
Il protocollo di intesa pur con le correzioni volute dai sindacati che, in parte, stemperano, il ricorso al rinnovo del contratto a tempo determinato, non soddisfa la sinistra della maggioranza che chiede l'abolizione dello staff-leasing (possibilità di dare interi settori produttivi in subappalto) e la detassazione delle ore di strordinario.

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