VENEZIA. In un anno il pieno di gasolio per i Tir è aumentato di 47,5 euro: in termini percentuali l'incremento è stato dell'8,5%.
Questa, secondo la Cgia di Mestre, è la conseguenza più visibile dell'aumento del prezzo del gasolio che, in seguito alla crescita record del prezzo del petrolio, ha superato la soglia dell'1,25 euro al litro. Questo, oltre a tradursi in un aumento dei costi per gli autotrasportatori, finirà, proprio per questo aumento, per tradursi in un incremento di spesa anche per i consumatori, destinatari finali del prodotto traportato.
Gli esperti della Cgia di Mestre hanno preso in esame i costi legati al pieno di carburante di un autoarticolato di peso superiore alle 11 tonnellate con una capacità del serbatoio pari a 500 litri e con un consumo medio di 3 litri al chilometro: se fino ottobre 2006 un camionista spendeva 561,3 euro per riempire il serbatoio, a distanza di dodici mesi ne spende in questi giorni 608,8. L'Ufficio Studi dell'associazione artigiani, per chiarire ulteriormente «la difficile situazione economica dei camionisti italiani», ha provato a calcolare anche i rincari registrati sulle principali tratte autostradali: se fino all'ottobre 2006 un Tir spendeva 212,9 euro per percorrere la tratta autostradale Milano-Roma (570 chilometri) oggi, secondo la Cgia, ne deve sborsare 231. Quindi oltre 18 euro in più.
L'aumento raggiunge quota 33,3 euro quando si parla della tratta Bologna-Reggio Calabria: totale da pagare 426 euro per 1.050 chilometri.
Chi dovrà invece andare da Firenze a Roma spenderà 191 euro, vale a dire quasi 15 euro in più rispetto all'ottobre 2006.
«Se consideriamo - sottolinea il segretario Giuseppe Bortolussi - che oltre i 2/3 delle merci italiane viaggiano su gomma comprendiamo benissimo che questi aumenti di costo per gli autotrasportatori si tradurranno in aumenti dei prodotti che andremo ad acquistare nei mercati e nei negozi sotto casa. Non è inoltre da escludere - conclude - che nelle prossime settimane si registri un aumento medio dei prodotti finali tra il 3 e il 5%».