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Data: 06/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Bonanni: le famiglie non ce la fanno più. Per il segretario della Cisl stipendi bassi e tasse alte logorano i redditi

Unico punto a favore è la riforma del welfare, ma la manovra «spreca» ancora troppe risorse. L'obiettivo è quello di rivedere il modello contrattuale. Apertura della Confindustria

ROMA. Le famiglie italiane non ce la fanno ad arrivare a fine mese, strette tra inflazione, mancati rinnovi contrattuali e pressione fiscale troppo alta che hanno «logorato» gli stipendi. Con il risultato che oggi la questione salariale è diventata in Italia una vera «emergenza sociale». A lanciare l'allarme è il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che, dal palco della Conferenza nazionale del sindacato, di fronte ad una platea ricca di rappresentanti del governo - compreso Romano Prodi - di maggioranza e opposizione, denuncia le responsabilità del mondo politico, troppo preso da se stesso per pensare alla crescita e all'equità del Paese.
«La disuguaglianza sociale - scandisce Bonanni - è in Italia molto più grave che nel resto d'Europa». Le famiglie più ricche, pari al 10% della popolazione, detengono quasi il 50% della ricchezza. «I nostri salari sono i più bassi d'Europa», afferma. Un'emergenza riconosciuta anche da Prodi, che ne valuta le conseguenze per l'intera economia. «Il basso reddito disponibile non aiuta lo sviluppo della domanda interna e quindi della crescita economica», avverte il premier, affermando l'impegno del governo «per favorire l'aumento del reddito dei lavoratori e dei pensionati», dimostrato dagli interventi sul cuneo fiscale e gli assegni familiari.
Alla Cisl però non basta. La Finanziaria, denuncia Bonanni, è priva di interventi per la crescita e l'equità, mentre «gran parte delle risorse vengono disperse per tenere in piedi le esigenze del quadro politico». Ed è proprio contro la politica che si scaglia il sindacalista, criticando «il degrado di questo bipolarismo antagonista, dominato dalle minoranze». L'attacco è un crescendo: «all'Italia e al suo sviluppo, i problemi prima che dall'economia vengono dalla politica, dalla sua debolezza rispetto alle lobby e dalla sua inefficienza che rende ancora più intollerabili i suoi costi abnormi». L'unica nota positiva è l'accordo sul welfare, riconosce Bonanni, che indica i prossimi obiettivi per far fronte al depauperamento delle buste paga: la riduzione della pressione fiscale già dal 2008, la lotta all'inflazione, il rinnovo dei contratti e lo sviluppo della contrattazione decentrata.
Sono in particolare questi due punti a stare a cuore alla Cisl: i contratti nazionali, con una nuova cadenza triennale, devono essere rinnovati entro le scadenze, senza «taccagnerie» come quella dei 30 euro concessi da Fiat, simili alle «monete arroventate gettate ai poveracci dal marchese del Grillo».
«Il punto decisivo - ha spiegato Bonanni - è l'attivazione di una contrattazione aziendale per ridistribuire produttività. Per i salari è decisivo aprire rapidamente una nuova stagione di contrattazione di secondo livello».
La Confindustria apre: «in tempi strettissimi» gli industriali, sottolinea il direttore generale Beretta, convocheranno i sindacati per affrontare il nodo della riforma del modello contrattuale.

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