MONTESILVANO. Può funzionare un paese dove in pochi anni 50 miliari di euro, tre punti di Pil, sono passati dalle tasche dei lavoratori dipendenti a quelle dei percettori di redditi d'impresa o professionali? E può funzionare un paese dove i lavoratori dipendenti pagano in media più dei loro padroni, e chi paga le tasse le paga in sostituzione degli evasori? Secondo Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, un paese così non può funzionare. O, almeno, il paese è riuscito a mantenersi a galla fino a quando è stato possibile svalutare la lira e appoggiarsi al debito pubblico. Con l'euro e con Maastricht l'Italia dovrà trovare altre strade.
Intervenendo ieri mattina al Serena Majestic di Montesilvano per il congresso nazionale di Uil Post, il sindacato delle Poste, Angeletti ha delineato un quadro allarmante della situazione economica, appoggiandosi «non ai dati dei sindacati», ma a quelli dell'Istat, che, ha aggiunto Angeletti, «ha detto una cosa semplice e rivoluzionaria: la competitività delle imprese italiane in questi anni si è basata solamente sui bassi salari. Per fare un caso: un lavoratore tedesco, a parità di qualifica, guadagna mediamente 14mila euro più di un italiano». Il primo passo da fare è dunque redistirbuire il reddito, perché «una nazione impoverita non può creare ricchezza».
Ma come fare? Secondo Angeletti bisogna seguire la strada del riformismo («l'unica cultura di governo possibile») e iniziare cambiando il sistema fiscale. Bisogna innanzitutto ridurre le tasse a chi le paga, ha aggiunto il segretario della Uil, non agendo sulla leva dell'Irpef «che non funzionerebbe», ma su quella del lavoro: «Esentando per i prossimi quattro anni dalla tassazione gli aumenti salariali». Bene anche l'abbattimento del cuneo fiscale, «ma non va toccato il cuneo contributivo, come dice qualcuno senza sapere di cosa parla, perché vuol dire abbassare le pensioni».
Quanto alle rendite da capitale «vanno tassate di più», perché «non è possibile tassare del 33% gli straordinari dei lavoratori e del 12,5% le rendite finanziarie».
Angeletti ha toccato anche il tema delle privatizzazioni, criticando «l'idea balzana» che «tutto ciò che è pubblico non funziona» e attaccando il comportamento di Autostrade, che «si sono comprati un'azienda che vale dieci volte di più, hanno fatti profitti per pagare le banche e i dividenti agli azionisti, non hanno fatto investimenti e poi l'hanno anche rivenduta agli spagnoli». Dunque quando si parla di privatizzare, ha detto Angeletti, bisognerebbe prima chiedersi a quali mani si affidano aziende fondamentali per la vita di un paese.
«Noi», ha concluso il segretario della Uil, «abbiamo una responsabilità politica e morale: batterci per le idee per le quali crediamo». Per affermare queste idee, ha concluso Angeletti, è anche importante l'unità sindacale, ma «l'unità è uno strumento, mentre il fine è la buona politica, e quando c'è da scegliere tra uno strumento e un fine si sceglie il fine».
Prima di Angeletti avevano parlato il segretario generale della Uil Post Ciro Amicone (applauditissimo), l'amministratore delegato di Poste Italia Massimo Sarni (vedi box), il sottosegretario all'Economia Mario Lettieri.
Per Amicone l'azienda deve porsi il problema di una riorganizzazione che parta dalle competenze e «non dalle appartenenze», che valorizzi le responsabilità delle strutture aziendali territoriali, che «umanizzi la logica abusata del budget», che faccia chiarezza sugli obiettivi, condividendone le scelte. Amicone ha ribadito anche l'importanza dell'unità sindacale (i rappresentanti di Cisl e Cgil erano seduti alla presidenza del congresso).
Lettieri ha confermato che l'impegno del governo sarà quello di procedere di pari passo all'opera di risanamento e di sviluppo, di ridurre del 5% il cuneo fiscale, di investire e di ridurre l'area della precarietà. Ai manager di Poste Italia il sottosegretario Lettieri ha ricordato la necessità di mantenere i servizi postali «qualitativamente elevati» nei piccoli comuni (un tema costantemente d'attualità anche in Abruzzo), considerando anche la funzione sociale che spesso le Poste hanno nelle piccole realtà.