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Data: 10/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Sì al taglio dei ministri, dal prossimo governo. Il Senato approva: 160 a 155. Mastella prima annuncia il no, poi vota

Il ministro: norma sbagliata, ho ceduto solo per spirito di coalizione

ROMA. Via libera del Senato alla cura «dimagrante» per il governo. Con 160 voti favorevoli e 155 contrari, l'aula di palazzo Madama ha infatti approvato la norma della Finanziaria che taglia il numero dei ministri a partire dal prossimo governo. I dicasteri non potranno essere più di 12, come prevedeva la riforma Bassanini del 1999. L'articolo stabilisce inoltre che il numero dei componenti del governo (ministri, viceministri e sottosegretari) non potrà essere superiore a 60. La misura, approvata insieme ad un «pacchetto» di provvedimenti che dovrebbe consentire un consitente taglio ai costi della politica, è stata al centro di un ennesimo show da parte di Clemente Mastella. Ma le «scintille» ieri si sono viste tra i banchi dell'opposizione ed hanno portato ad un durissimo scambio di accuse tra i senatori della Lega e quelli dell'Udc, accusati dal partito di Bossi di dare una mano al governo.
I senatori Udc sono stati infatti accusati di non essere in aula al momento di votare l'emendamento (bocciato con 150 sì, 152 no e 2 astenuti) che riduceva «dal primo gennaio prossimo» il numero dei ministri e dei sottosegretari. «Prendiamo atto che oggi alcuni esponenti dell'opposizione hanno salvato il governo Prodi» si legge in un comunicato della Lega.
L'Udc diffonde una nota per spiegare che le assenze dei suoi 4 senatori erano «giustificate» mentre Rocco Buttiglione aspetta la prima occasione buona e prende la parola: «Faccio presente che il presidente Castelli non è presente...».
Il rischio per la maggioranza ha comunque riguardato l'atteggiamento di Mastella che prima ha protestato annunciando voto contrario e, dopo una telefonata di Prodi e una lunga «chiacchierata» con i suoi colleghi di governo, ha fatto marcia indietro ed ha votato sì. «Ho votato a favore per spirito di coalizione. Mi ha chiamato Prodi e ho votato per lealtà alla maggioranza» spiega il Guardasigilli, che in precedenza aveva ribadito la propria netta contrarietà alla norma. «E' assurdo che la Finanziaria esamini i problemi che attengono alla struttura del governo. Si tratta di una questione politica che un governo affronta davanti al suo elettorato. Non può essere una decisione della maggioranza del Parlamento» aveva spiegato il ministro.
L'articolo della Finanziaria è stato comunque approvato e in serata è giunta la «soddisfazione» di palazzo Chigi per il «senso di responsabilità» dimostrato dal Guardasigilli.
La tattica usata dal leader dell'Udeur questa volta non ha fatto arrabbiare nemmeno Anna Finocchiaro («Non mi inquieto più per niente...») che non ha nascosto il suo entusiasmo per la tenuta della maggioranza. «Una compattezza così non l'avevo mai vista in 20 anni di attività parlamentare» assicura la capogruppo dell'Ulivo al Senato.
Il governo supererà lo scoglio della Finanziaria? Francesco Rutelli risponde con un secco «yes» mentre il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Giampaolo D'Andrea, assicura che la fiducia è ormai una ipotesi «esclusa».

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