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Data: 30/05/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Di Pietro: fuori i costruttori dalla fusione Autostrade. Il ministro: l'operazione con gli iberici viola i termini della concessione

ROMA - I toni morbidi adoperati ieri dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, per annunciare le conclusioni dell'istruttoria di Anas sulla fusione tra Autostrade e la spagnola Abertis, non cambiano la sostanza: «L'operazione così com'è è in contrasto con le prescrizioni del bando di gara, atto prodromico della convenzione; è rischiosa per gli interessi pubblici; pone quesiti rispetto alla persistenza della concessione in capo al soggetto originario della stessa». Perciò «la fusione ha bisogno di profonde verifiche e interventi anche con modifiche sostanziali». Se non vi dovessero essere, Autostrade dovrà «sopportarne le conseguenze». La parola «revoca» non viene mai pronunciata, mentre si parla di «novazione» della concessione. «E non a caso - spiega Di Pietro - questo è solo un regolamento preventivo di conflitto. Non c'è un conflitto».
Del resto anche la premessa la dice lunga sulla correzione di rotta dell'esecutivo sulla vicenda. «Noi siamo un governo europeista e non siamo contro i mercati» esordisce Di Pietro, chiarendo che «questa è la linea che mi è stata indicata da Prodi tramite il sottosegretario Enrico Letta». E ancora: «Spezzo una lancia in favore di Autostrade che non ci ha fatto trovare con un pacchetto pronto e la grana da risolvere, e si è data disponibile a soluzioni».
Se da una parte si comprende la cautela di chi agisce su un titolo quotato, dall'altra non è chiaro se tanta prudenza derivi dalla coscienza che le proprie tesi potrebbero essere confutate o da una precisa strategia di dialogo. Insomma il negoziato è aperto, e ruota intorno ai tre punti critici individuati dalla commissione Anas e a un dubbio su cui Di Pietro ha chiesto alla stessa commissione un «parere pro veritate». Primo punto: esiste una violazione della norma che, ai tempi della gara sulla privatizzazione di Autostrade, aveva impedito alle imprese di costruzioni di parteciparvi. Ora succede che Acs, colosso delle costruzioni, detenga il 12% della Nuova Abertis in cui viene incorporata Autostrade. La circostanza potrebbe comportare un'impugnativa da parte del governo che, in caso contrario, «potrebbe essere chiamato a pagarne le conseguenze dalle stesse imprese escluse a suo tempo». Secondo Di Pietro questa regola non aveva un limite temporale di 36 mesi, come sostenuto da Autostrade.
Secondo punto: l'operazione non è alla pari e quindi potrebbe non essere nell'interesse pubblico. Facendo riferimento ai patti parasociali intervenuti tra le parti, il ministro ha sostenuto che gli spagnoli, alla fine dei tre anni di durata del patto, «avranno una partecipazione superiore a quella italiana». Questo, secondo la legge spagnola, comporterà anche un proporzionale cambio degli equilibri nel consiglio d'amministrazione.
La terza osservazione riguarda le lettere di garanzia inviate al governo da Autostrade holding quando la titolarità della concessione passò alla controllata Autostrade per l'Italia (Aspi), con l'impegno di rispondere per Aspi in caso d'inadempimento. Ora che la holding si fonde con Abertis, ci si chiede chi offrirà quelle garanzie «che sono fuori dalla concessione». Infine Di Pietro ha chiesto un parere per sapere «se alla fine dell'operazione non si renda necessaria una novazione della concessione, viste le profonde modifiche in capo al soggetto concessionario». Ieri la Procura di Roma ha ascoltato per 5 ore il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro, come testimone nell'inchiesta avviata su ricorso dell'Adusbef. Infine i sindacati dei Trasporti di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto al governo di bloccare l'operazione perché disattende la convenzione.

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