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Pescara, 09/05/2026
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Data: 30/05/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Tra gli spagnoli voglia di dietrofront. E nel campo delle ipotesi anche l'integrazione Abertis-Schema28

È andato alla svizzera Ubs il mandato per individuare quei soci italiani, meglio se istituzionali, che allarghino la compagine «tricolore» che controlla Autostrade, mentre sul fronte industriale il piano strategico - messo a punto dalle commissioni di lavoro italo-spagnole con la consulenza di Boston Consulting - è in dirittura d'arrivo, almeno nelle sue linee guida. E tra i primi obiettivi di espansione all'estero del gruppo che dovrebbe nascere dalla fusione tra la concessionaria italiana e Abertis c'è la privatizzazione della rete autostradale in Polonia. I Benetton stringono sull'aggregazione con Barcellona, anche se l'incalzare della bufera politica rischia di far vacillare Ponzano Veneto, dove si comincia a temere una sorta di «effetto Bilbao». E cioè che, proprio come accadde nella vicenda Bbva-Bnl, Abertis si ritragga di fronte a reazioni protezionistiche «che nessuno poteva immaginare di questo tenore». E' la riflessione amara di queste ore a Ponzano. Tanto che si inizia a pensare a una via d'uscita come potrebbe essere quella di fondere Abertis e Schema28. Un'ipotesi già esaminata ai tempi del progetto Mediterraneo.
Dal quartiere generale di Abertis dove ieri sono state seguite passo passo tanto le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, quanto la presa di posizione dei sindacati, giungono tuttavia nuove rassicurazioni. «Le infrastrutture non si delocalizzano - è stato ribadito dalla società guidata da Salvador Alemany Mas - restiamo convinti che la fusione, un grande progetto europeo che siamo certi sarà compreso, resti un'occasione anche per i lavoratori di Autostrade».
Intanto, il gruppo di azionisti italiani sindacati nella controllante di Autostrade, Schema28, cerca nuovi compagni di strada. Un passo formale, quello del mandato a Ubs, che segue la decisione presa da Abertis, e già ratificata dal consiglio spagnolo, di mettere in vendita la propria quota del 13,3%. La quale, come previsto dalla governance, sarà prima offerta in prelazione agli attuali soci. Tra questi solo Unicredit e Generali (oggi entrambi al 6,7%) sarebbero orientati ad un arrotondamento, mentre Edizione Holding (Benetton) resterebbe al 60% e la Fondazione Crt al 13%, liberando quote da destinare ai nuovi ingressi. L'idea di massima è quella di individuare investitori istituzionali, «quelli che Autostrade non ha mai avuto con la privatizzazione, quando pochi erano disponibile ad esporsi». E in questa direzione sta scandagliando il terreno Ubs, anche se ancora oggi la strada sarebbe tutt'altro che in discesa. Per primo si era tirato fuori Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, definendo «un poco fuori dall'oggetto» anche un eventuale investimento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Di nuovo in stand-by sarebbe invece la candidatura di Mediobanca, data per archiviata fino a pochi giorni fa, si dice, su una presunta contrarietà della Unicredit di Alessandro Profumo. Per il quale sarebbe stato ipotizzato un incarico da vicepresidente nella nuova Abertis e di sicuro si profilano grandi opportunità in veste di banchiere europeo, a partire dal supporto che potrà essere assicurato in Polonia, dove Unicredit-Hvb è il primo gruppo bancario del Paese.

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