LANCIANO - Neppure la pioggia e il freddo hanno bloccato la marcia su Lanciano delle "tute blu" da tutta la regione. "Con-trat-to, con-trat-to" hanno scandito in tremila i metalmeccanici abruzzesi che, ieri mattina, si sono ritrovati nel capoluogo frentano per manifestare nell'ambito dello sciopero nazionale di otto ore indetto dai sindacati confederali. «Siamo fieri di questa imponente manifestazione - dice nell'intervento di chiusura la segretaria nazionale della Fiom, Laura Spezia -: è la risposta dell'Abruzzo alla Federmeccanica che non vuole rinnovare il nostro contratto di lavoro, che è scaduto da cinque anni, avanzando proposte assurde che ricacciano indietro certe conquiste acquisite con grandi sacrifici e cercando di dividere i lavoratori».
Il lungo corteo si è formato in Piazzale Sant'Antonio, dove sono arrivati una ventina di pullman dalle varie aree industriali della regione, più tanti mezzi privati utilizzati soprattutto dai lavoratori della zona frentana. Poi, la sfilata, sempre composta, con tante bandiere di Fiom, Fim e Uilm, striscioni delle Rsu aziendali, slogan, canti, rulli di tamburi, sibili di fischietti, lungo i viali delle Rose, piazzale della Stazione, corso Trento e Trieste, fino a piazza Plebiscito. "Vogliamo il contratto" il ritornello più gettonato. Davanti a tutti, un grande striscione rosso con la scritta "Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uuil - Regionale". A seguire le delegazioni dei sindacati e dei lavoratori dell'Aquila, Chieti, Pescara, Vasto, San Salvo, Lanciano, Val di Sangro, Pratola Peligna, Avezzano, Sulmona e di tante altre città. Spiccano le rappresentanze dei lavoratori della Sevel, Honda, Honeywell, Idro-alluminio, Compi, Fo.ce.et. «Nonostante il tempo inclemente, siamo più di 3 mila - dicono i sindacati -, in provincia di Chieti l'adesione allo sciopero è stato dell'80 per cento, in tutta la regione di oltre il 70: una risposta forte da parte dei metalmeccanici abruzzesi».
Alle 11.30, in piazza Plebiscito, parlano per primi Domenico Bologna della Fim e Nicola Manzi della Uilm. Ricordano, tra l'altro, come proprio in questi giorni, davanti ai cancelli della "Tasso", in Val di Sangro, i lavoratori aspettino "buone notizie". Conclude Laura Spezia della Fiom nazionale. «Stanno cercando - sottolinea - di dividere i lavoratori, rimettendo le contrattazioni alle singole aziende, ma noi non ci prestiamo perché vanno difesi tutti i lavoratori, delle grandi come delle piccole aziende, la piattaforma nazionale non si tocca». E aggiunge: l'elemosina di pochi euro della Fiat non cambia la situazione e può essere fuorviante: noi vogliamo il contratto collettivo nazionale e il Governo ha il dovere di sostenerci. Il 21 prossimo torneremo al tavolo delle trattative senza scostarci dalla richiesta di un aumento di almeno 117 euro: se troveremo le solite ostilità, daremo risposte sempre più dure. Bisogna assicurare a tutti un salario dignitoso che risponda al recupero del potere d'acquisto e vanno ridotte le precarietà, trasformandole in vere ed autentiche opportunità di lavoro stabile».