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Pescara, 09/05/2026
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Data: 17/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Fumi e smog, è allarme rosso. Chieti e tutta la Val Pescara nella zona di risanamento. Piano di tutela dell'aria indica drastici correttivi contro l'inquinamento

CHIETI. Chieti non è più il bel colle dall'aria benefica e fresca, la minaccia dell'inquinamento ha una presenza monitorata, accertata. Secondo il piano regionale per la tutela della qualità dell'aria, l'intero comparto dell'area metropolitana è considerato la zona più a rischio d'Abruzzo.
Persino più dei comprensori dov'è maggiore la concentrazione della produzione industriale, come quello della Val di Sangro, il capoluogo teatino è immerso nel punto contrassegnato da un codice rosso che equivale a emergenza. Il piano regionale identifica infatti come area di «risanamento», unica in tutto l'Abruzzo, l'ampio territorio compreso tra Bussi-Popoli, tutta la vallata del Pescara fino a Silvi, sul versante nord, e Ortona verso sud. In pratica, l'intero bacino di quella che viene impropriamente indicata "area metropolitana", la più popolosa e trafficata della regione, compresi naturalmente i principali agglomerati urbani, Chieti e Pescara, è investito dall'allarme inquinamento. Il piano regionale fotografa una situazione molto critica che è al vaglio del settore ambiente del Comune, a sua volta chiamato, come tutti gli altri centri del comprensorio, a adottare misure urgenti. La questione riguarda direttamente Chieti, che forse si riteneva lontana da una problematica tutto sommato estranea alle consuetudini di una città che gode di aria pulita.
Area di «risanamento» significa che gli inquinanti primari monitorati dal piano regionale (biossido di zolfo, monossido di carbonio, biossido di azoto, Pm10, benzene, smog fotochimico, ossia l'inquinamento da ozono, Co2) registrano valori che sono ben oltre la soglia di tolleranza e vanno combattuti con determimazione.
Va da sé che in città la "zona grigia" riguarda soprattutto la vallata e lo scalo. Non è un caso, che al settore ambiente di palazzo d'Achille arrivino continue segnalazioni di abusi. Foto che riproducono emissioni selvagge di fumi dalle fabbriche della vallata. Aziende, ben inteso, che sono autorizzate a scaricare gas nell'aria, ma che, a giudicare dalle immagini riprodotte da tanti anonimi cittadini, lo fanno prevalentemente in orari notturni e risultano di gran lunga fuori dalla norma.
Il piano regionale parla di emissioni nell'atmosfera di qualsiasi tipo, dagli scarichi delle auto a quelle derivanti dalla produzione artigianale, industriale, agricola. Non esclusi caldaie e bruciatori domestici o impianti di produzione dell'energia. Ai Comuni, la Regione chiede di mitigare il rischio dovuto ai trasporti, ma anche di redigere un piano di salvaguardia. Si parla di interventi "drastici sulle sorgenti diffuse", che potrebbe prevedere il divieto assoluto di ulteriori immissioni di fumo nell'atmosfera. L'amministrazione comunale indicherà a Arta e Asl di controllare luoghi di produzione considerati fuori dalla soglia minima di tolleranza. Il che potrebbe equivalere al divieto di aumentare le emissioni di diverse fabbriche della vallata o di non consentire più l'insediamento di nuove attività che non abbiano la capacità di abbattere i fumi della produzione. Altre misure sollecitate dalla Regione riguardano alcuni provvedimenti radicali sul traffico, con l'istituzione di ztl in tutte le aree urbane, interventi che disincentivino l'uso dei mezzi privati, il divieto di circolare con ciclomotori che non assicurino standard ecologici. Così come forti limitazioni alla circolazione di mezzi pesanti, o di velocità sui tratti stradali di grande comunicazione (statali, autostrade, asse attrezzato) ma anche di favorire la mobilità urbana elettrica e a metano. Il piano regionale al vaglio del Comune non è altro che il recepimento di una direttiva europea che risale al Duemila. A conferma che in tutti questi anni non si è fatto nulla sul fronte dell'inquinamento.

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