ROMA. C'è soddisfazione per l'approvazione della Finanziaria, soprattutto perché ottenuta senza il ricorso alla fiducia. La esprime per tutti Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica: «Senza dare nessun giudizio sul risultato politico del confronto che si è svolto al Senato a lungo, metto in evidenza il valore istituzionale del fatto che sia sulla legge Finanziaria, sia sulla conversione del decreto legge che lo ha preceduto si è discusso in Senato articolo per articolo, emendamento per emendamento, come prevede la Costituzione senza far ricorso al voto di fiducia su un maxiemendamento che avrebbe stroncato questa possibilità di confronto». Ma alla Camera le cose potrebbero non andare nello stesso modo, a partire dal decreto fiscale.
La Finanziaria riprenderà il cammino a Montecitorio mercoledì, in commissione Bilancio. Il relatore sarà, come lo scorso anno, il fiorentino Michele Ventura, Ulivo. In aula, invece, si continua a lavorare sul decreto collegato. Gli emendamenti sono molti, il tempo stringe. Il decreto scade il 2 dicembre e deve tornare al Senato per l'approvazione finale. Il cammino è per tappe forzate con il provvedimento già messo in calendario a Palazzo Madama per il 27 novembre. Così ieri il consiglio dei ministri ha autorizzato la possibilità di chiedere la fiducia sul collegato. «Non abbiamo ancora deciso se usarla - spiega il ministro Vannino Chiti - ma sulla Finanziaria e sui decreti collegati l'autorizzazione a porre la fiducia c'è sempre».
«Autorizzata una fiducia preventiva - dice il sottosegretario Enrico Letta - come già avvenne nelle scorse settimane. Poi la fiducia non è stata utilizzata». Il sottosegretario Giampaolo D'Andrea tocca un altro tema di giornata, l'eventuale fiducia sulla Finanziaria approvata giovedì al Senato: «La fiducia mi sembra probabile sul decreto, molto meno sulla Finanziaria».
La Camera ha anche iniziato l'esame su un altro pezzo della manovra, il disegno di legge sul welfare. Qui la questione si fa intricata per tutti i veti politici incrociati, con uno, in prospettiva, che può pesare più degli altri: quello di Dini. Ieri il presidente della Commissione Esteri del Senato lo ha detto chiaro: «Con la Finanziaria il Parlamento approva il quadro delle risorse, già proposto dal governo e concordato con le parti sociali, entro il quale deve collocarsi il disegno di legge su pensioni e welfare: aspettiamo di vederlo. E' importante che quel quadro non venga alterato». «Se viene annacquato - ha aggiunto poi a La7 - noi votiamo contro e siamo pronti a fare cadere il governo».
Ma la posizione di Rifondazione preannuncia un'altra grana politica per Prodi: «Sul welfare servono modifiche al ddl, soprattutto sul tema della precarietà. Ad oggi l'accordo non c'è, ma è possibile che ci sia una stretta entro martedì», dice il ministro Paolo Ferrero (Prc). Alla domanda se la riunione di martedì per una stretta sul welfare coinvolgerà anche Prodi, Ferrero risponde: «Dipende se e a quale livello troveremo un accordo».