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Data: 22/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Accordo su scalone e usuranti. Welfare. Ma l'Unione non trova la quadra sul precariato A vuoto l'incontro dei capigruppo con Letta e Vannino Chiti

ROMA. Usuranti e scalone. Le due novità certe sono queste, per il resto si è ancora in alto mare. L'esame del disegno di legge sul welfare va avanti nella notte con la speranza di chiudere, ma l'accordo nella maggioranza non c'è. «Sono fiducioso che si troverà - dice il presidente del consiglio, Prodi - anche oggi ci sono state votazioni positive».
«Non c'è accordo perché Confindustria preme sul governo», accusa Maurizio Zipponi, Rifondazione. Ma anche i sindacati vorrebbero che tutto restasse il più possibile simile al protocollo: «Va approvato in fretta e senza modifiche che lo stravolgano. Non dimentichiamoci che è stato votato da 5 milioni di lavoratori», dice Epifani, Cgil. D'accordo con lui Renata Polverini, Ugl, mentre Foccillo, Uil, chiede l'approvazione del protocollo com'è.
In una delle votazioni ricordate da Prodi (emendamento Udc su agevolazioni per trasformare l'apprendista in lavoratore a tempo indeterminato) l'Unione è andata contro il parere del governo e ha votato con l'opposizione. Nelle altre votazioni tutto secondo copione con l'accordo su gli usuranti: cancellato il riferimento alle 80 notti, commissione ministeriale più libera sui criteri, ma delega al governo e soluzione rinviata.
Di vertice in vertice si è cercato di far combaciare tutte le richieste, ma come spiega il capogruppo della Rosa nel Pugno, Roberto Villetti, «quando vai a toccare qualcosa si innesca un meccanismo a cascata». La strategia sarebbe quella di trovare un accordo su un testo il meno emendato possibile e poi blindarlo, sia alla Camera che al Senato. «La fiducia? E' prematuro parlarne», dice il ministro del Lavoro, Damiano. Ma è chiaro che l'obiettivo è quello. Però ci vuole l'accordo. Che non c'è, come non c'era quando il consiglio dei ministri varò il provvedimento. «Il punto di riferimento non è il protocollo, ma il programma dell'Unione», dice il ministro Ferrero.
E qui sta il grande equivoco. Così, quando alle 18 il governo si presenta a incontrare i capigruppo di maggioranza, bastano 20 minuti per capire che le cose non vanno bene. «Non siamo sicuri della tenuta di alcune modifiche proposte», spiegano Vannino Chiti ed Enrico Letta. Poi il governo se ne va dalla riunione, seguito a stretto giro da tutti i capigruppo tranne quelli della sinistra che restano con il cerino in mano. «Con il centrodestra in queste condizioni - dice pragmatico Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, Verdi - non è certo il momento per arrivare a rotture». Sul tavolo resta l'articolo 9, quello sul mercato del lavoro: la sinistra chiede che i contratti a termine vengano reiterati solo per 8 mesi, dopo 36 anche non continuativi, e la cancellazione dello staff leasing; l'Udeur che la cancellazione totale del job on call sia derogata per certi settori, la Rosa nel pugno che ci sia il sussidio disoccupazione per i co.co.pro, Dini che non si tocchi niente.

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