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Pescara, 09/05/2026
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24/11/2007
Il Centro
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Sul welfare, il governo chiede la fiducia. Troppe divisioni nella maggioranza: Prodi non si fida e blinda il provvedimento Ancora non si conosce il testo definitivo, ma si lavora a una soluzione di compromesso |
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Le opposte riserve di Dini e Ferrero Le critiche di Bombassei ROMA. Il governo chiede il voto di fiducia sul welfare, cioè il pacchetto lavoro e pensioni. In pratica, viste le troppe divisioni interne alla maggioranza, Prodi sul disegno di legge mette in gioco il destino del governo. «E' un modo per blindare il provvedimento, per avvertire che bisogna votarlo per forza, sennò si va tutti a casa», dicono dall'opposizione. Nel centro-sinistra e fra le parti sociali le posizioni sono distanti e l'opera di tessitura è continuata anche ieri, con Prodi che ha incontrato Luca Cordero di Montezemolo (si è parlato soprattutto della proroga dei contratti a termine). Al momento non si conosce su quale testo sarà posta la fiducia. «Si tratterà di una sintesi tra le varie posizioni in campo, un accordo il più possibile rispettoso del protocollo», dicono fonti di Palazzo Chigi. In pratica si cerca una via di mezzo fra il testo passato il Commissione alla Camera e il testo originario, concordato con sindacati e imprenditori (la famosa intesa del 23 luglio), che tra l'altro era stato sottoposto a referendum nelle fabbriche (ed approvato con voto favorevole di 5 milioni di lavoratori). Ad annunciare che il governo chiederà la fiducia è il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Rifondazione comunista). Però lo stesso ministro precisa di avere personalmente "espresso una riserva". «La mia - continua Ferrero - è solo legittima difesa. Come faccio a dire di sì all'ipotesi di ricorrere alla fiducia se ancora non conosco il testo su cui verrebbe posta la fiducia stessa»? Per trovare questa "sintesi", questa via di mezzo, nei prossimi giorni ci saranno incontri tecnici e politici. «Perchè - dicono fonti del governo - il disegno di legge sul welfare è un tema importantissimo e come tale va trattato». Dunque, parte un altro giro di consultazioni. Saranno ascoltati un'altra volta i sindacati, ma di sicuro si dovrà trattare con gli esponenti della sinistra dell'Unione e con Lamberto Dini. Proprio Dini avverte che non voterà il disegno di legge «se resteranno le modifiche volute dalla sinistra radicale». «Ho votato la Finanziaria appellandomi all'etica della responsabilità - dice - e per le stesse ragioni sono pronto a votare "no" sul welfare. Con le modifiche apportate si configura un aumento di spesa notevole rispetto ai 10 miliardi iniziali». Il problema, e Prodi lo sa bene, non sono i voti dei "diniani" alla Camera (dove il governo ha larga maggioranza) ma al Senato, dove il provvedimento dovrà ritornare e dove i numeri sono strettissimi. Più prudente Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al Senato: «La fiducia deve essere posta sul testo uscito dalla Commissione e non a quello del governo. E poi va detto che quel testo, al Senato, potrà e dovrà essere migliorato». Dello stesso parere anche Pecoraro Scanio, ma sul fronte opposto Emma Bonino è dello stesso parere di Dini: bisogna votare il testo originale dell'accordo con le parti sociali. Ottimista è il sottosegretario Enrico Letta «Quello sul welfare è un buon protocollo, ci sono cento buone notizie per i lavoratori, l'importante è stare più vicino allo spirito originario. Sono convinto che troveremo la soluzione migliore». Anche Berlusconi e Veltroni intervengono sulla vicenda. «Ho visto che hanno messo la fiducia a prescindere, senza sapere su quale testo», dice il Cavaliere. «Mi auguro che in queste ore si possa trovare un punto di equilibrio. Io farò la mia parte», spiega il segretario del Partito Democratico. Critiche al governo vengono anche dalla Confindustria. Quelle apportate dalla commissione sono "modifiche inaccettabili", avverte il vice presidente Bombassei. «Se il testo resta quello, dobbiamo considerare finita la fase della concertazione».
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