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Pescara, 09/05/2026
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25/11/2007
Il Centro
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Welfare, slalom di Prodi tra pressioni opposte. Dini e Montezemolo vogliono che nulla cambi, a sinistra chiedono emendamenti |
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Mastella si spinge sino a preannunciare la crisi dell'esecutivo «se il protocollo sarà modificato»
ROMA. Ricapitolando. Sul protocollo del welfare sarà messa certamente la fiducia, ma su quale testo del disegno di legge ancora non si sa. La sinistra della maggioranza spinge perché il governo accolga nel maxiemendamento il testo uscito dalla Commissione Lavoro della Camera. I liberaldemocratici Dini e D'Amico, senatori, annunciano che non voterano «testi che comportino aumento di spesa pubblica» o, novità dell'ultima ora, «irrigidimenti del mercato del lavoro». Traduce lo stesso Dini in una lettera al Sole 24 Ore: «Sarebbe ora saggio che il governo ponesse la fiducia sul testo concordato, ritornando alla lettera e allo spirito del protocollo». Con loro si schiera Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria: «Approvare una norma che non rispetti fedelmente il protocollo vuol dire uccidere per sempre la concertazione. Ne va della credibilità del governo, Partito democratico in testa». Fernando Rossi, senatore dissidente del Pdci, dice invece che non vota un testo «non commestibile». I socialisti, invece, insistono per le norme a favore dei contratti a progetto. I sindacati, per bocca di Guglielmo Epifani, leader della Cgil, avvertono: «Qualsiasi cambiamento deve essere discusso con noi». Magari già domani quando i sindacati potrebbero essere convocati a Palazzo Chigi. Fra gli ammonimenti di giornata c'è quello di Clemente Mastella, ministro della Giustizia, Udeur: «Sul welfare niente cambi di rotta. Se ci fossero ripensamenti una crisi di governo sarebbe probabile. I patti vanno rispettati, ancor di più dopo il referendum che ha registrato un ampissimo consenso da parte dei lavoratori». Mostrano ottimismo due ministri del Pd, Bersani e Damiano. «Sono sicuro che manterremo la sostanza del protocollo sul welfare - dice Cesare Damiano, ministro del Lavoro - E' uno degli atti più importanti di questo governo. E' la prima volta da quando c'è la concertazione in Italia che c'è un protocollo che non chiede niente in cambio». «Si arriverà a un punto di equilibrio che salvaguardi il protocollo che è stato firmato e approvato da cinque milioni di lavoratori e che eventualmente introduca qualche elemento interpretativo di arricchimento», dice Pierluigi Bersani, Attività produttive. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, mantiene il dissenso espresso in consiglio dei ministri venerdì: «Chi per non migliorare l'accordo si trincera dietro l'esito del referendum che si è tenuto fra i lavoratori compie una operazione truffaldina. Mi devono ancora presentare un lavoratore che pur avendo votato sì sia contrario a miglioramenti sul tema delle pensioni e della lotta alla precarietà». Quindi cambiare in meglio: «Chi sostiene che il testo uscito dalla Commissione Lavoro comporta un aumento di spesa non dice il vero», spiega Pino Sgobio, capogruppo Pdci alla Camera. E chiede che nel maxiemendamento ci finisca il testo approvato in commissione «per rispetto del lavoro del Parlamento». Ovvero ciò che chiede Titti Di Salvo, capogruppo di Sinistra democratica: «Il rispetto dovuto ai lavoratori ha orientato la Commissione. C'è un problema di credibilità, ma non è quello indicato da Montezemolo, bensì nel rapporto fra governo e Parlamento». «E' doveroso trovare un accordo che rispetti sia il protocollo che il lavoro del Parlamento», dice Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente.
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