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Data: 27/11/2007
Testata giornalistica: La Repubblica
Welfare, discussione al via alla Camera. Ferrero: "Non ci faremo mettere all'angolo" Dini chiede il ripristino del testo iniziale e minaccia voto contrario

ROMA - Con circa 200 emendamenti al ddl e la replica del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, si è conclusa la discussione generale sul provvedimento sul Welfare iniziata alla Camera. Domani dovrebbe iniziare l'esame degli articoli e degli emendamenti, ma è probabile che il governo annunci il ricorso alla fiducia. Intanto il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, precisa che non si può pensare di "poter mettere in un angolo, facendo finta che non esistano più, le ragioni dei lavoratori, della sinistra e del programma". E sottolinea che si chiede solo di trovare "una composizione tra il protocollo d'intesa fra le parti sociali e il programma dell'Unione. Nulla di più - sottolinea - ma neanche di meno". Frena Clemente Mastella: l'esecutivo non rischia "se si esaurisce positivamente il provvedimento e viene approvato nei termini in cui era stato 'confezionato'". Se invece "la sinistra radicale tenta una prova di forza - intima il Guardasigilli - questa stessa porterebbe alla caduta del governo".

Ore decisive per il provvedimento, da oggi all'esame dell'Aula. Il primo a prendere la parola è stato il relatore Emilio Del Bono: "La concertazione deve tenere conto del lavoro del Parlamento ma anche del fatto che ci sono parti sociali che quell'accordo non l'hanno firmato", ha spiegato il deputato illustrando il provvedimento.

Il Consiglio dei ministri ha già autorizzato, se dovesse essere necessario, il ricorso alla fiducia. Viste le correzioni apportate in Commissione, non è chiaro però su quale testo il governo vorrà porre la fiducia e il tema è attualmente motivo di trattativa tra Palazzo Chigi e la maggioranza. "Si deciderà domattina", dice Vannino Chiti, ricordando che "i cambiamenti introdotti dalloa commissione Lavoro non sono stravolgenti, anzi sono minimi".

C'è da capire "qual è il rapporto che questi cambiamenti determinano con le parti sociali - aggiunge il ministro per i Rapporti con il Parlamento - che hanno sottoscritto un accordo con il governo. E' il punto che si sta approfondendo in queste ore, domattina decideremo".

L'Unione è però divisa. Da un lato Lamberto Dini invita a non ratificare neppure minimamente le modifiche al testo di luglio "se il governo vuole il nostro voto": "E' la commissione che ha introdotto delle modifiche con il parere contrario del governo, dunque a questo punto è il governo che non deve contraddirsi, cambiare idea".

Sulla stessa linea le parti sociali, sindacati e Confindustria, che rischiano di vedere approvato un testo diverso da quello sottoscritto con il governo. Opposta la posizione dell'ala radicale della coalizione, a iniziare da Rifondazione, che attraverso il segretario Franco Giordano chiede "che venga votato il testo del protocollo con le poche modifiche effettuate in commissione Lavoro" sui tempi massimi del lavoro a termine, l'abolizione dello staff leasing e la definizione dei lavori usuranti.

Il Prc si dice inoltre contrario all'ipotesi della fiducia. "Vogliamo un libero confronto in Parlamento sul tema del precariato - spiega ancora Giordano - e che emergano chiaramente le opzioni delle forze politiche". In ogni caso, un'eventuale fiducia potrebbe essere posta sul testo uscito dalla Commissione, non su quello originale. Intanto il presidente del Consiglio si dice certo della possibilità di trovare un'intesa.

Una difficoltà, quella che agita la maggioranza, della quale ha cercato di approfittare l'opposizione, con Giogio la Malfa che in apertura di seduta ha chiesto la sospensione dell'esame del provvedimento. Istanza che il presidente di turno, Pierluigi Castagnetti, ha però respinto, pur ammettendo di comprenderne il "senso politico".

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