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Data: 02/12/2007
Testata giornalistica: Il Mattino
Confronto sui trasporti dopo il venerdì nero

Roma. La convocazione ufficiale dei sindacati confederali ancora non c'è stata, ma fonti di Palazzo Chigi, fanno sapere che, malgrado lo sciopero, «non ci sarà alcun atteggiamento ostile» e che c'è «piena disponibilità a riprendere il dialogo». Di questo si è detto convinto anche lo stesso ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, secondo il quale «è inevitabile che ci sia un nuovo appuntamento con i sindacati a breve termine». Sulla stessa linea il ministro del Lavoro, Cesare Damiano: «Il sindacato non fa sciopero per allenamento ma per sollevare dei problemi, perché lo sciopero costa. Il governo si sta impegnando a risolvere questi problemi ma si tratta di situazioni complesse». Uno sciopero generale di questa portata non si vedeva da anni. I confederali, ai quali si è aggiunta l'Ugl, parlano di adesioni che superano abbondantemente il 90%, c'è chi parla addirittura del 100%: è stata paralisi per treni e bus (8 ore di fermo), aerei (4 ore), traghetti (24 ore). Ora si guarda al futuro. Per il segretario generale della Fit Cisl, Claudio Claudiani, dopo la paralisi totale «è il momento di aprire il confronto». «La grande mobilitazione - aggiunge - impone che il governo affronti tutte le vertenze più delicate del settore e prenda di petto la questione trasporti che rappresenta un elemento cruciale per assicurare ai cittadini e alle imprese servizi efficienti quanto competitivi». Sulla stessa linea Giuseppe Caronia, della Uiltrasporti: «Il governo deve dare delle risposte, invece di investire sul settore nella Finanziaria sono state tagliate risorse indispensabili: ora serve una vera e propria politica dei trasporti». La Filt Cgil ricorda i motivi dello sciopero: «La protesta è stata indetta per una politica dei trasporti, contro i tagli delle risorse destinate al settore, per il superamento delle crisi aziendali, per le regole, i contratti, le clausole sociali e la tutela del reddito». «Ora occorre il confronto - si legge in una nota della Filt Cgil - per avviare una soluzione i gravi problemi aperti nel settore, senza dimenticare la grave crisi che stanno attraversando aziende come Alitalia, Ferrovie e Tirrenia». I servizi minimi garantiti - spiega il presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi, Antonio Martone - non sono mancati. L'Italia, anche se con orari diversi, si è comunque fermata. Da Nord a Sud fino alle isole, i lavoratori hanno incrociato le braccia. Centinaia i voli cancellati a Milano, Bologna, Torino, Fiumicino, Cagliari, Palermo. Metropolitane chiuse, treni fermi in stazione salvo le fasce di garanzia. A Roma e a Torino il 72% dei mezzi di trasporto sono rimasti fermi in deposito; chiuse nella capitale anche le linee della metropolitana le le FerrovieNord. A Venezia le astensioni per i conduttori di vaporetti sono state del 15%, ha toccato il 33% l'adesione degli autisti in terraferma. A Firenze, alla stazione di Santa Maria Novella sono stati soppressi tutti i treni. Una giornata da incubo anche per chi ha deciso di raggiungere la Sicilia: i traghetti e le navi si sono fermate per molte ore. Si sono fermati anche i tir, i trasporti funebri, le auto del soccorso stradale, i lavoratori delle autostrade. Non era mai accaduto. Le prime reazioni politiche vengono da An. Il presidente Gianfranco Fini ha chiesto a chi protesta di darsi un limite, «non è possibile paralizzare una città o un paese». A lui risponde Dino Tibaldi del Pdci: «Lo sciopero era stato annunciato da tempo, diversamente dalla protesta dei tassisti romani su cui Fini non ha espresso le stesse preoccupazioni».

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