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Data: 02/12/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ecovie: due tratte ferroviarie in disuso da utilizzare come occasione di sviluppo

LANCIANO - Quelle aree liberate dai binari della ferrovia, così ricche di bellezze naturali, rappresentano non solo un bene da tutelare, ma un'opportunità di sviluppo: ecco perché è importante imboccare la direzione giusta senza perdere tempo. E' quanto è emerso nel corso del convegno-dibattito su "Ecovie Adriatico Sangritane: per un'industria a impatto zero". Al Palazzo degli Studi, in una sala stipata all'inverosimile, si sono succeduti gli interventi da parte di politici, tecnici, esperti. A fare da apripista una proposta - presentata da Antonio Bianco e Francesco Alessandrelli, della sezione di Lanciano del Pd - per un sistema di ecoturismo integrato nell'Abruzzo meridionale. «Pensiamo - ha sottolineato Bianco - ad un'industria a impatto zero, che si alimenta con la tutela dell'ambiente. Le Ecovie sono la messa a sistema di due tratte ferroviarie non più in uso: quella adriatica tra Ortona e San Salvo e quella sangritana da San Vito Marina a Castel di Sangro, 150 chilometri di percorsi ciclo-pedonali dal mare al Parco nazionale». L'assessore regionale all'Ambiente Franco Caramanico ha evidenziato come «parlare solo di piste ciclabili è riduttivo, occorre prevedere un collegamento con il contesto territoriale: i vecchi caselli, ad esempio, possono diventare punti di ristoro, per il turismo e l'educazione ambientale». Angela Natale, responsabile delle aree protette "Fosso delle farfalle" di Rocca San Giovanni e della Lecceta di Torino di Sangro, ha posto l'accento sul poco conosciuto patrimonio faunistico costituito proprio da farfalle e testuggini terrestri, «per ammirare le quali arrivano appassionati da tutta Europa». Tra gli interventi più applauditi, quello dell'economista Marcello De Cecco, docente della Normale di Pisa, che ha invitato tutti «a compiere un salto di qualità e di mentalità. Tutto rimane immobile, a parte qualche iniziativa edilizia, c'è il rischio che tra vent'anni saremo ancora qui a parlarne».

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