PESCARA. Carlo Costantini cala la mannaia sul centrosinistra con una sentenza di cinque parole: «A Pescara l'Unione è finita». Un verdetto accompagnato da parole durissime: «Denunce, scandali, indagini della magistratura, scarsa trasparenza negli appalti e nei concorsi pubblici hanno messo in evidenza l'incapacità della coalizione di mettere al centro della propria azione sempre, comunque ed esclusivamente gli interessi della città». È una dichiarazione d'intenti che, a pochi mesi dalle elezioni amministrative di primavera, non lascia dubbi.
Esattamente com'è avvenuto a Montesilvano nel giugno scorso, quando l'Italia dei Valori si è dichiarata sciolta dai vincoli di fedeltà all'Unione e pronta a una scelta di rottura determinata dalle particolari condizioni politiche seguite allo scandalo delle presunte tangenti, a Pescara i dipietristi annunciano la separazione dai compagni di viaggio senza troppi giri di parole. A Montesilvano Costantini aveva scaricato il candidato sindaco dell'Unione preferendogli Pasquale Cordoma nonostante avesse le insegne di Alleanza nazionale. A Pescara la decisione sembra il guanto di sfida lanciato dal parlamentare al sindaco Luciano D'Alfonso, che non ha ancora ufficializzato la propria candidatura a succedere a se stesso. Molte luci, «soprattutto sul piano del dinamismo amministrativo», ma anche molte ombre, accusa il deputato. «La città aveva bisogno di colmare i ritardi del centrodestra sul piano delle realizzazioni delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e delle vere infrastrutture» afferma in una nota Costantini, «ma aveva anche bisogno di riscoprire un nuovo rapporto con l'istituzione comunale, aperto, trasparente, pulito, senza ricorrere alle troppe e continue "furberie" che hanno ormai ingenerato nei cittadini (soprattutto i giovani e i piccoli imprenditori, per non parlare dei dipendenti comunali) un diffuso senso di sfiducia nei confronti dell'amministrazione in carica».
È per questo che a Pescara, l'Italia dei valori si dichiara pronta a guardare «oltre l'Unione e oltre i compromessi, in alcuni casi dettati da ispirazioni «esclusivamente ideologiche». «Deve nascere e affermarsi a Pescara, al primo o al secondo turno, questo lo valuteremo in seguito, una nuova coalizione, totalmente svincolata dalle ispirazioni ideologiche tradizionali e, quindi, né rossa, né nera, nè bianca». Niente schemi, né aggregazioni precotte in campo nazionale, quindi. Costantini pensa, e lo dice, a una coalizione formata di persone «che per mettersi insieme non hanno bisogno di raggiungere compromessi intrisi di riserve mentali, di continue mediazioni, né di trampolini di lancio o di postazioni di potere». Da persone, insomma, conclude, «non ossessionate dal bisogno di apparire brave, ma molto più impegnate a esserlo davvero e per tutti, non solo per pochi». Niente nomi, nel lungo comunicato che annuncia l'addio agli ex alleati. Ma tono e dettagli non fanno che rimandare a D'Alfonso.