PESCARA. «Il precariato costituisce una delle ferite più profonde della società del nostro tempo ed è un tema che deve evocare le ragioni di un percorso comune tra maggioranza ed opposizione».
Per contrastare il sempre più dilagante e preoccupante fenomeno del lavoro precario scende in campo direttamente il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli. Il richiamo della più alta carica dell'Assemblea abruzzese è forte e convinto: contro questa autentica piaga la politica deve intervenire facendo fronte unico lasciando da parte le appartenenze.
In Abruzzo i precari, tra pubblico e privato, hanno raggiunto quota 190mila, di cui 100mila con contratti a brevissima scadenza. In questa lunga lista i giovani sono tristemente i più presenti.
Ed è in particolare ai giovani che Roselli rivolge le sue preoccupazioni: «Il precariato attiva una fitta rete di sfruttamento e sofferenza che provoca frustrazione, umiliazione, disagi nei nostri giovani e che si riflette, indubbiamente, nel rapporto democratico tra le istituzioni e la politica, da una parte, ed i cittadini dall'altra», ha continuato Roselli, «la costruzione e la stabilità delle famiglie, l'intera società ed il suo sviluppo è compromesso dalla precarietà del lavoro. Chi, come me, sta vicino alla gente, la incontra e la ascolta, sa quale emergenza rappresenta il lavoro e quanti ambiti della vita personale e collettiva va ad influenzare».
La soluzione del problema, considerato una emergenza nazionale, deve partire dalla classe politica.
«La condizione di disagio in cui si trovano i giovani è frutto di scelte politiche e sociali precise», sottolinea Roselli «e su queste si deve al più presto intervenire. Un giovane su due lavora con un contratto flessibile. La flessibilità può essere la chiave che permette ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, un'opportunità da giocare all'inizio della vita professionale, ma non deve diventare una condizione permanente. Dobbiamo lavorare affinché per i nostri giovani la parola futuro non sia solo sinonimo di precarietà».
Nell'Ente regionale, i lavoratori senza garanzie durature sono oltre 350, in larghissima parte nella Giunta regionale visto che in Consiglio regionale sono solo 5. L'assessore al personale Giovanni D'Amico, d'intesa con i sindacati, ha attivato un piano di stabilizzazione che si basa in parte sull'esodo incentivato che nell'anno che si sta per concludere ha mandato in pensione circa 200 dipendenti regionali.
Le misure sono inquadrate anche nell'ambito della proposta di legge di riorganizzazione del personale, in concertazione avanzata con le forze sindacali, la cui approvazione è un obiettivo primario della Giunta guidata dal presidente, Ottaviano Del Turco.
Ma il richiamo di Roselli non è finalizzato solo alla stabilizzazione dei precari della Regione: «Il lavoro è un diritto sacrosanto ed irrinunciabile e non può avere il respiro di un trimestre o di un semestre. Solo con il lavoro un uomo si sente realmente libero. Il vero cambiamento, la vera innovazione», conclude, «è quello di ridare una speranza ai nostri giovani, altrimenti il nostro Paese sarà destinato a rimanere paralizzato».