La Procura accelera le indagini L'azienda: tutto in sicurezza
TORINO. La Procura di Torino spinge sull'acceleratore per abbreviare i tempi dell'indagine, ma la ThyssenKrupp, per la prima volta dalla notte della tragedia nello stabilimento torinese che ha provocato la morte di quattro operai, si difende e passa al contrattacco. «Non c'è alcuna conferma che all'origine dell'incendio vi sia la violazione di standard di sicurezza». Oggi Torino si ferma per il lutto. Nel frattempo, i feriti Giuseppe De Masi, Rocco Marzo e Rosario Rodinò hanno la vita appesa ad un filo.
Non è dello stesso avviso il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che sta compiendo accertamenti sulla sicurezza.
In base alla nuova legge entrata in vigore ad agosto, se fossero riscontrate carenze la fabbrica potrebbe essere interamente sequestrata a scopo cautelare. Al momento, sotto sequestro c'è solo la linea 5 dell'impianto di trattamento termico dove si è sviluppato l'incendio. A disposizione degli inquirenti c'è anche il computer della piattaforma di comando della linea 5: si tratta di una sorta di scatola nera su quanto è successo nella notte tra mercoledì e giovedì. Secondo indiscrezioni, avrebbe segnalato, due ore prima del rogo, un guasto elettrico. Al centro dell'inchiesta, composta da due procedimenti penali paralleli, dove uno riguarda le persone fisiche responsabili dei fatti e l'altro l'impresa, non c'è tuttavia solo l'accertamento sull'origine dell'incendio e le responsabilità dirette, ma più in generale le misure di sicurezza presenti all'interno dell'azienda e se, a livello societario, ci sia stata una politica di ridimensionamento delle misure e dei controlli in vista del trasferimento dell'intera attività a Terni. In questa direzione va la mossa della Procura che ha iscritto nel registro degli indagati tre dirigenti con l'ipotesi di accusa di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Si tratta dell'ad Harald Espenham e dei consiglieri delegati Gerald Priegnitz e Marco Pucci. Per la società sul registro degli indagati appare il presidente Juergen Hermann Fechter. «Nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il 30% delle sue capacità produttive - ha aggiunto la società - la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese. Ha, pertanto, continuamente mantenuto elevati standard di sicurezza, regolarmente verificati dalle autorità preposte, anche perché è sua filosofia investire per la sicurezza risorse umane ed economiche superiori a quelle richieste». Inoltre, «nonostante il già previsto e concordato trasferimento degli impianti, la riduzione dei volumi produttivi e la connessa diminuzione del personale, non è stato ridotto il numero degli addetti al servizio antincendio aziendale né degli addetti al servizio sanitario interno». Non sono dello stesso avviso gli operai che hanno duramente criticato le misure di sicurezza all'interno dello stabilimento, e in particolare lo stato degli estintori la sera della tragedia. «Tre su cinque non funzionavano» hanno denunciato. Obiettivo degli inquirenti è capire che uso ne venisse fatto da parte dell'azienda e degli operai. Pare infatti che alle volte, nei piccoli interventi, gli estintori fossero usati per metà e poi non più ricaricati. Una prassi, quest'ultima, che li rendeva inutilizzabili. «L'estintore che ho preso io - ha raccontato Antonio Michele Boccuzzi, l'operaio che nell'incendio all'acciaieria ha subito ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra - aveva la chiavetta infilata, i sigilli non c'erano. Pensavo fosse pieno e invece è durato un istante».