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Pescara, 15/05/2026
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Data: 02/06/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Irap e Irpef, scattano gli aumenti. Il ministro Padoa-Schioppa boccia i conti dell'Abruzzo

PESCARA. Saranno i cittadini e le imprese a farsi carico dei debiti della sanità regionale. Nella giornata di ieri infatti il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa ha annunciato che per sei regioni poco virtuose, fra cui l'Abruzzo, è scattato l'aumento dell'addizionale Irpef e Irap, portando entrambi i prelievi fiscali al massimo consentito dalla legge. Una procedura «già prevista nella legislazione vigente e non una decisione dell'esecutivo» ha aggiunto il ministro delll'economia, che ha definito la sanità come «un campo critico» dei conti pubblici italiani. L'aumento dell'addizionale è scattato per quelle regioni le cui amministrazioni non sono riuscite, nel corso degli anni, a contenere la spesa sanitaria.
Nè, tantomeno, a predisporre un piano per la ristrutturazione del debito, tanto da spingere il governo centrale ad «affiancare» le giunte regionali imponendo l'aumento delle addizionali.
«Sappiamo che ci sono dinamiche che vanno al di là dei finanziamenti rispetto a consumi concordati in passato», ha detto ancora Padoa-Schioppa, «e dall'altro lato ci sono misure correttive, previste dalla Finanziaria passata, anche a carattere automatico per chi supera questi tetti. Abbiamo trovato la proceduta avviata per le regioni che avevano superato i tetti e abbiamo mantenuto questa dinamica». E la situazione debitoria che pesa sulle spalle dell'Abruzzo è fra le più vistose. Il ministero del tesoro ha certificato per il 2005 un disavanzo di circa 197 milioni di euro, ai quali però si dovranno aggiungere le risorse necessarie per l'adeguamento dei contratti di lavoro dei dipendenti delle Asl, come ha fatto notare il presidente della commissione bilancio dell'Emiciclo Angelo Orlando (Rifondazione). Dunque, dopo anni di allarmi e di conti in rosso, i contribuenti abruzzesi dovranno mettere mano al portafogli per tentare di sanare i debiti di un sistema sanitario regionale i cui costi sembrano fuori controllo.
L'Irpef, l'imposta sulle persone fisiche, passa dallo 0,9 all'1,4 per cento, mentre per le imprese la stangata sarà più severa: l'Irap, l'imposta sulle attività produttive, lievita infatti fino al 5,25 per cento, un punto percentuale in più rispetto ad oggi.
«Una punizione che i cittadini abruzzesi subiscono per il mancato controllo della spesa sanitaria», dice il segretario regionale della Uil Roberto Campo, «ma questa procedura risalta l'assurdità della diversione operata con gli accreditamenti in favore di una clinica privata, a prescindere dalla programmazione, dando soddisfazione a pressioni indebite», riferendosi all'accreditamento di Villa Letizia-Villa Dorotea all'Aquila. E se il meccanismo scattato è la conseguenza «di una lunga stagione di cattivo governo della sanità regionale» dice ancora Campo, è anche vero che «lo stesso meccanismo è automatico a fronte del superamento dei limiti concordati di spesa, a meno di aver coltivato illusioni sulla sua negoziabilità e sulla possibilità di spuntare rinvii, ed è chiaro sottolinea che non si è fatto abbastanza e tempestivamente per scongiurarlo».
E una dura presa di posizione arriva anche da Confindustria Abruzzo.
«Non possiamo non rimarcare la gravità di tale situazione e gli effetti negativi che l'aumento dell'imposizione fiscale sulle attività produttive e sulle persone fisiche avrebbe in Abruzzo, penalizzando una regione già in grave difficoltà economica e sociale», dice il presidente dell'associazione datoriale Calogero Marrollo, «ora occorre una seria riflessione sulla materia e un conseguente autorevole intervento dei rappresentanti istituzionali e politici della Regione, affinché l'aumento impositivo prospettato per l'Abruzzo venga assolutamente scongiurato».

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