ROMA - Prima di pensare alla manovra bis, sollecitata ancora ieri dal Fondo Monetario, e che appare comunque difficile da evitare, arriva la stretta sulla spesa pubblica. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri una Direttiva severissima indirizzata ai ministeri e agli enti locali per «assicurare - come ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa - il massimo grado di realizzazione della Finanziaria 2006». Cioè quello che chiedeva nell'immediato la Ue, che ha subito apprezzato. La manovra è drastica. A cominciare dalla Sanità, dove c'è un buco di 5 miliardi di euro sul 2005 e di altrettanti quest'anno. Da ieri sono scattati gli aumenti delle addizionali Irap e Irpef ai livelli massimi (lo 0,6% per l'Irpef e l'1,4% per l'Irap) in Lazio, Campania, Sicilia, Abruzzo, Molise e Liguria, misura prevista dalla Finanziaria di Giulio Tremonti. Le Regioni non l'hanno affatto presa bene, hanno protestato e hanno ottenuto un mese di tempo per presentare piani alternativi di rientro, che se approvati permetteranno di disattivare gli aumenti delle tasse. Anche se alcuni governatori non ne vogliono proprio sentir parlare, come il presidente della Sicilia, Totò Cuffaro, che invoca lo status di Regione a statuto speciale e nega l'esistenza del deficit sanitario.
Ci sono poi una stretta ferrea sui ministeri e un rafforzamento dei controlli. Il monitoraggio della Ragioneria sulla spesa diventa, di fatto, quotidiano. E quello della Corte dei Conti, cui da oggi dovranno essere comunicate tutte le spese discrezionali superiori a 5 mila euro, molto più pregnante. Ogni ministro è chiamato dalla direttiva, emanata formalmente dal presidente del Consiglio, ad una «gestione altamente selettiva della spesa», e ad evitare «iniziative suscettibili di determinare un aumento degli oneri». Ciascuno, poi, dovrà avviare un'«accurata ricognizione» della spesa e se questa fosse fuori linea, agire «senza indugio», anche «sospendendo l'emissione dei titoli di pagamento». Fino ad arrivare alla «rinegoziazione dei contratti in essere» per studi, consulenze, pubblicità e auto blu, se necessario «riducendo il livello delle prestazioni».
E non è tutto, perché, con successivi decreti del presidente del Consiglio, il governo si riserva la revisione dei «presupposti di obbligatorietà» per il ricorso di enti e ministeri agli acquisti centralizzati attraverso la Consip, oggi facoltativo. Tutte le amministrazioni dovranno poi garantire il rispetto «rigoroso» delle norme sul contenimento degli organici e le nuove assunzioni.
La manovra è pesante, ma la situazione dei conti pubblici non lascia alternative, sebbene i dati sul fabbisogno dei primi cinque mesi siano buoni (49 miliardi contro i 54,9 dello stesso periodo del 2005), grazie all'andamento positivo delle entrate e nonostante l'anticipo di alcune spese. Nel Consiglio dei ministri, che ha approvato il decreto per blindare i versamenti Irap e avviato la discussione sul disegno di legge delega per l'energia, Padoa-Schioppa è stato molto chiaro. Ha ricordato come sui mercati internazionali crescano i «segnali di inquietudine» e che le agenzie di rating si stanno già muovendo. La situazione è «critica», ha detto il ministro, e la finanza pubblica evidenzia «elementi di notevole fragilità». Se non di «squilibrio strutturale» in alcuni settori, come la Sanità in certe Regioni. Senza contare che gli investimenti nelle infrastrutture rischiano il blocco per mancanza di fondi.
«Non è possibile attendere, ma occorre agire subito» ha detto il ministro. E così è scattata la stretta amministrativa, che non preclude affatto una successiva manovra correttiva in corso d'anno. «Abbiamo ritenuto più opportuno sfruttare tutte le possibilità previste dalla Finanziaria vigente. Anche per sgombrare il campo dalle polemiche», ha detto Padoa-Schioppa in conferenza stampa. È una stretta necessaria ed un primo segnale all'Ecofin, al quale martedì il ministro illustrerà i risultati della verifica in corso sul bilancio. Da questa dipenderanno i prossimi passi. La manovra bis, ma anche l'eventuale rifinanziamento di Anas e Ferrovie.