Incuranti dei disagi che stanno procurando ai cittadini, gli autotrasportatori stanno mettendo in ginocchio l'intero Paese. Sono convinto che questa categoria di lavoratori sia una di quelle con maggiori difficoltà: concorrenza spietata e sleale da parte di molte aziende del settore che occupano autisti, spesso provenienti dall'est europeo, a sottosalario e orari massacranti; esosi interessi bancari per l'acquisto e la manutenzione dei loro mezzi; gli elevati costi per le varie assicurazioni; incidenti spesso mortali a causa dei «colpi di sonno» sempre in agguato per chi è costretto a guidare anche per 16-18 ore di seguito. Questi e tanti altri sono i problemi degli autotrasportatori e la loro rabbia è più che comprensibile. Ma perché adottare forme di lotta che danneggiano non i poteri forti ma la povera gente, i rivenditori di frutta e verdura, i gestori delle pompe di benzina, i piccoli negozianti, coloro che sono costretti a fare uso del mezzo proprio per recarsi al lavoro in mancanza di servizi pubblici adeguati?
Gli autotrasportatori si lamentano per l'elevato costo del carburante. E' vero: con il prezzo del petrolio andato alle stelle, il problema esiste. Ma ci si rende conto che la sciagurata guerra di aggressione voluta dai petrolieri americani contro l'Iraq ha contribuito al rincaro di tutti i prodotti derivati dal petrolio? Che nel prossimo anno le famiglie italiane saranno nuovamente salassate per potersi riscaldare e cucinare, leggere e stirare? Eppure, quando il governo di destra presieduto da Berlusconi ha dato tutto il suo entusiastico appoggio all'intervento americano in Iraq nessuno di questi autotrasportatori, compresi quelli aderenti alle organizzazioni sindacali degli artigiani, ha protestato.
C'è da fare, ancora, tutta una seria riflessione sulle forme di lotta che vengono scelte: quando sono gli operai a protestare per un mancato rinnovo del contratto di lavoro, tutti i poteri forti di questo Paese, la grande stampa cosiddetta indipendente, invocano interventi duri. Oggi che ci si rifiuta anche di ubbidire alle ordinanze ministeriali, non si leggono frasi sdegnate contro chi si sta rendendo protagonista di inenarrabili difficoltà per la popolazione. Un'altra riflessione va anche fatta, e riguarda il modello di sviluppo imposto da coloro che hanno diretto il nostro Paese dagli anni cinquanta in poi. E' stato privilegiato, a danno della rotaia, il trasporto su gomma per compiacere i grandi capitalisti dell'auto e del cemento, non sono state sfruttate le due autostrade naturali del Mar Adriatico e Tirreno e oggi che ci troviamo ad avere la forte egemonia del trasporto su gomma delle merci se ne pagano le conseguenze. Basta la protesta di una corporazione e l'Italia è in ginocchio.
(*) Già Segretario Generale della Cgil Abruzzo