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Pescara, 20/08/2019
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Data: 06/06/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Stangata Ue per quota 100 «Pericolosa la retromarcia sulla riforma delle pensioni, sì agli aumenti Iva mirati». `La Commissione: «Procedura per debito giustificata». Ma l’Italia ha margini per evitarla. Conte: regole da cambiare, niente manovra bis. Salvini e Di Maio: avanti su welfare e tasse

BRUXELLES Per evitare l'apertura effettiva di una procedura europea a causa della mancata riduzione del debito pubblico nel 2018 e del previsto aumento negli anni successivi, il governo dovrà correre ai ripari. Ora che, come previsto, la Commissione europea ha indicato (con il consenso dei suoi membri) che una procedura «è giustificata» e che gli argomenti a difesa forniti dal ministro Tria sono insufficienti, la parola passa immediatamente al governo, che dovrà decidere come rispondere a Bruxelles. Ma la parola passa anche agli altri governi europei: prima di giovedì prossimo, quando a Lussemburgo si riuniranno i ministri finanziari, i loro rappresentanti del Comitato economico e finanziario Ue discuteranno e formuleranno la loro opinione. Possono respingere l'analisi della Commissione: in questo caso la procedura si arena. Ma possono anche farla propria lasciando aperta la porta a un negoziato con l'Italia per evitarla.
iL PERCORSO
Più o meno come è accaduto nell'autunno scorso quando alla fine si trovò un accordo faticoso quanto fragile. Finora non ci sono segnali di apertura preventiva al governo italiano. C'è tempo per negoziare dato che i ministri finanziari Ue devono decidere l'8-9 luglio nell'ultimo incontro prima della pausa estiva. Ma negoziare su che cosa? Ecco il punto. Ieri la Commissione ha evitato accuratamente di pronunciare il termine negoziato. Il commissario francese Moscovici ha detto: «Non stiamo aprendo una procedura, abbiamo solo indicato che questa è giustificata: la mia porta è sempre aperta se ci sono nuovi dati, indicazioni da parte italiana». Nel 2018 il debito pubblico in rapporto al prodotto lordo è aumentato invece di diminuire, aumenterà quest'anno e nel 2020, quando oltretutto il deficit/pil nominale supererà la soglia del 3% a politiche invariate. «Quest'ultimo precisa Bruxelles è un fattore aggravante». Non viene chiesta esplicitamente una manovra correttiva, ma il governo dovrebbe assicurare una riduzione del deficit strutturale pari allo 0,55% del pil, poco più 9 miliardi per rimediare alla mancata correzione nel 2018 e al peggioramento nel 2019.
Se non ci saranno mosse da parte italiana al linguaggio e alle cifre su cui si fonda l'analisi della Commissione sarà difficile evitare la procedura che comporta un raccomandazione con gli obiettivi di riduzione del debito su diversi anni e con la relativa traiettoria di deficit strutturale, i tempi entro i quali raggiungerli. Insomma la supervisione europea si farebbe assai stretta, un mezzo commissariamento. Secondo Bruxelles non ci sono argomenti sufficienti per attribuire la violazione della regola del debito al rallentamento dell'economia. Invece, in parte ha giocato un ruolo l'incertezza sulle scelte del governo, le cui «scelte politiche possono aver contribuito al rallentamento economico attraverso l'effetto sfiducia e una restrizione del credito non ultimo attraverso spread più alti sul debito sovrano da maggio 2018». E ancora: Il peggioramento degli sforzi strutturali è dovuto largamente all'aumento della spesa per interessi superiore a quanto atteso, conseguenza dell'aumento degli spread registrato da quando è entrato in carica il nuovo governo». Il governo Gentiloni non c'entra nulla. Il vicepresidente Dombrovskis è stato esplicito: «Quando guardiamo l'economia italiana vediamo il danno che stanno facendo le recenti scelte politiche». A questo si aggiungano Quota 100 e la retromarcia rispetto alle riforme delle pensioni precedenti che «hanno peggiorato la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio periodo». Il debito è la preoccupazione di fondo: nel 2018 la spesa per interessi è stata più alta di 2,2 miliardi rispetto al 2017, a quota 65 miliardi. Equivale al costo del sistema scolastico nazionale, mille euro per abitante. Non a caso il Fmi si appresta a indicare che il debito italiano è uno dei rischi maggiori per l'Eurozona. Per questo l'Italia per la seconda volta in pochi mesi sta rischiando una procedura che non è mai stata aperta nella Ue.

«Pericolosa la retromarcia sulla riforma delle pensioni, sì agli aumenti Iva mirati»

ROMA Non c'è solo la relazione sulla regola del debito, che certifica l'esistenza delle condizioni per avviare la procedura. Ieri la Commissione ha diffuso, per l'Italia ma anche per gli altri Paesi, le cosiddette Raccomandazioni sul Programma di stabilità e crescita (si tratta in questo caso di una proposta che poi dovrà essere confermata dal Consiglio europeo). In questo testo accanto alle valutazioni sui conti pubblici sono contenute appunto le indicazioni specifiche a cui il governo italiano dovrebbe attenersi nelle varie materie. Inoltre l'esecutivo europeo riconosce provvisoriamente la natura straordinaria delle spese connesse alla ricostruzione del sistema stradale dopo il crollo del Ponte Morandi e di quelle finalizzate alla previsione del rischio idrogeologico, dopo gli eventi meteorologici del 2018.
IL FISCO
La commissione ripropone una tradizionale critica al sistema fiscale italiano, nel quale l'imposizione grava pesantemente su capitale e lavoro, con un effetto negativo su occupazione e crescita. Viene riconosciuto che quest'anno è stato ridotto il carico tributario sulle partite Iva, ma allo stesso tempo è cresciuto quello sulle imprese. L'indicazione è sempre quella di spostare una quota di prelievo verso la proprietà e i consumi, e di ricavare quindi spazio di bilancio per ridurre le altre imposte. In questo ambito, la Ue suggerisce quanto meno di procedere con la riforma del catasto, in modo da adeguare i valori a quelli di mercato. Raccomandata anche la semplificazione delle attuali agevolazioni fiscali, in particolare quelle sull'Iva: in pratica una sorta di via libera ad aumenti mirati.
LE PENSIONI
Premesso che la spesa italiana per pensioni, che viaggia al 15% del Pil, è tra le più alte nell'Unione europea, la Commissione prende atto del fatto che con la manovra per quest'anno è stata fatta una retromarcia rispetto alle riforme previdenziali del passato, con l'effetto di «peggiorare la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio periodo». Quota 100 e le altre misure che avvicinano l'uscita avranno conseguenze negative sulla politica economica del governo, perché assorbono risorse che potrebbero essere destinate ad altri capitoli come l'istruzione o gli investimenti. Inoltre in generale le maggiori uscite per pensioni precludono la possibilità di ridurre il carico fiscale e lo stesso debito pubblico. C'è poi un possibile impatto negativo anche sull'occupazione, perché i prepensionamenti avrebbero l'effetto di ridurre l'offerta di lavoro e in particolare la partecipazione dei più anziani. Per limitare la spesa, la commissione suggerisce di applicare in pieno il legame automatico tra regole previdenziali e aspettativa di vita; è vista di buon occhio la possibilità di ridurre le pensioni alte, se non coperte da contribuzione.
LA POVERTÀ
La raccomandazione si sofferma anche sul tema povertà e diseguaglianza, dando un giudizio in chiaroscuro sull'introduzione del reddito di cittadinanza. Da una parte l'utilizzo dello strumento è giustificato da una situazione in cui il rischio di povertà è particolarmente alto, in particolare tra le famiglie con bambini. Dall'altra però questa riforma viene giudicata difficile da applicare, perché metterà sotto pressione i centri per l'impiego. L'impatto finale dipenderà in modo cruciale dalla capacità di portare i beneficiari sulla via della formazione e della ricerca effettiva del lavoro. Per questo i programmi di accompagnamento dovrebbero essere il più possibile personalizzati e in grado di raggiungere le persone che si trovano effettivamente in situazione di bisogno.
LE BANCHE
Il testo della commissione riconosce i progressi fatti dal sistema bancario italiano, che è stato in grado di migliorare i bilanci nonostante sia continuata la pressione dei mercati. Resta però il problema dell'alta esposizione ai titoli di Stato, che porta con sé un'alta volatilità sui mercati, la quale a sua volta pone problemi di capitalizzazione agli istituti. L'indicazione è allora intervenire in modo strutturale sulla bassa redditività che caratterizza il sistema, e questo si potrà fare migliorando l'efficienza e l'ottimizzazione del modello di business. La commissione raccomanda inoltre una puntuale applicazione delle nuove norme sull'insolvenza. Infine c'è un significativo accenno alle compensazioni per i risparmiatori coinvolti nelle passate crisi bancarie: qualsiasi intervento dello Stato a sostegno di azionisti e possessori di obbligazioni subordinate dovrà essere particolarmente mirato, in modo di andare a beneficio solo di coloro che si sono ritrovati in difficoltà a causa dei passati episodi di vendita inappropriata di titoli da parte degli istituti. Insomma l'aiuto dovrebbe essere limitato ai soli casi di truffa dimostrata, in presenza di un effettivo disagio sociale degli interessati.

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