La manovra è lievitata di quasi 6 miliardi, meno soldi all'editoria
ROMA. La Camera vota la triplice fiducia posta dal governo sulla Finanziaria. La manovra arrivata all'esame dell'assemblea di Montecitorio è lievitata, durante il suo cammino parlamentare, di quasi sei miliardi di euro. I numeri parlano chiaro: nella versione approvata dal governo a fine settembre, la manovra prevedeva interventi per 10,7 miliardi; già al Senato le spese erano cresciute fino a 12,9 miliardi, mentre alla Camera sono arrivate a quota 16,3 miliardi, cifra coperta da un ammontare equivalente di tagli e risparmi.
Come spiega il sottosegretario Sartor, le maggiori entrate ammontano a solo 400 milioni, provenienti dall'aumento delle sigarette e da misure di contrasto all'evasione.
Il rituale della votazione è cominciato nel tardo pomeriggio ed è andato avanti per tutta la serata, con i deputati precettati fino a notte inoltrata. Acquisito il triplice voto sulla fiducia da parte dell'assemblea di Montecitorio, la Finanziaria terrà impegnati i deputati ancora nella giornata di oggi, con i voti sugli ordini del giorno e la votazione finale. Quindi passerà all'esame del Senato, dove l'approvazione definitiva potrebbe arrivare mercoledì prossimo. Ma il passaggio della Finanziaria alla Camera ha provocato qualche mal di pancia nella maggioranza, e nelle dichiarazioni di voto non sono mancati i distinguo politici: come quello del Pdci, che, ha detto Gianni Pagliarini, deciderà come votare in Parlamento «volta per volta». La polemica maggiore ha riguardato i tagli alla ricerca, comparsi a tempo quasi scaduto nel maxiemendamento del governo e denunciati con forza dal ministro dell'Università Mussi: ammontano a 92 milioni di euro, e secondo Mussi colpiranno le università e gli istituti di ricerca. «Tagliare i fondi della ricerca è un atto grave e suicida per il paese», ha detto il ministro. Sembra che il taglio sia nato per trovare i soldi per l'accordo con i camionisti (30 milioni di euro), ma anche tante altre «micromisure» inserite dai deputati nella Finanziaria durante l'esame in commissione e risultate in seguito prive di copertura.
Ad essere colpita non è stata solo la ricerca, ma anche l'editoria. La sforbiciata dell'uno per cento alla tabella C del ministero del Tesoro ha infatti ridotto di circa cinque milioni l'anno gli stanziamenti previsti in favore dei giornali. Il relatore Ventura ha però promesso che i fondi saranno ripristinati con il decreto di fine anno.
Il centrodestra ha fatto il suo mestiere in aula, contestando il governo con toni accesi. I deputati di An e di Forza Italia hanno lasciato l'aula a partire dalla seconda votazione. L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha bollato la manovra come «lunare» e «lontana da quello che pensa la gente».