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Pescara, 23/08/2019
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Data: 10/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Taglio dei parlamentari, test di legislatura La maggioranza c'è ma soltanto per tre voti

ROMA Centosessantaquattro, contando anche i senatori del Maie. E' il numero dei sì che il Movimento 5Stelle si aspetta domani quando nell'Aula del Senato si voterà il taglio del numero dei parlamentari. La maggioranza dei 161 non è a rischio, visto che ai voti della maggioranza giallo-verde si sommeranno anche gli esponenti di Fratelli d'Italia. In realtà l'operazione di compattamento M5S-Lega non è così scontata.
Intanto mancheranno alcune senatrici M5S perchè in malattia ma potrebbero esserci anche alcune assenze circa una decina soprattutto nella Lega, a cominciare da Umberto Bossi, ricoverato da tempo. Ecco il motivo per cui l'eventualità che FdI possa essere decisiva è alquanto fondata.
In ogni caso Di Maio e Salvini hanno serrato le fila. Domani ci saranno al Senato tutti i membri del governo. Per il vicepremier M5S con il via libera di palazzo Madama scatterà la blindatura della legislatura. Sarà il segnale spiegano fonti pentastellate che si governa per altri quattro anni.
LO SCONTRO
Le opposizioni sono pronte a dar battaglia. Per il Pd (per marcare la distanza nessuno oggi parlerà in Aula durante la discussione generale) si tratta di un provvedimento spot. Voterà contro anche Forza Italia (alcuni senatori forzisti però non saranno presenti al momento della votazione). «Si vuole la morte della democrazia», afferma un esponente di FdI, ma il gruppo si adeguerà alla linea della Meloni.
Di Maio con il taglio dei parlamentari punta a far rientrare le tensioni interne (intanto si prepara a varare la riorganizzazione del partito, con una segreteria di dieci componenti), ma alcuni dissidenti già marcano le distanze. «E' una battaglia del Movimento ma non avrà effetti a livello mediatico. Sarebbe stato meglio puntare subito al taglio degli stipendi», dice per esempio la senatrice Fattori.
Alcuni M5S avrebbero voluto una riforma diversa, aumentando per esempio a 250 il numero dei senatori. Mugugni anche nella Lega. «Tanto spiega un big del partito di via Bellerio servirà un referendum confermativo. C'è ancora tempo». «Si tratta di una scelta di campo che risponde a una visione politica ben precisa. 345 deputati e senatori in meno significa risparmiare mezzo miliardo di euro a legislatura, ma anche riavvicinare i cittadini alle Istituzioni e rendere più efficienti le Camere», sottolinea invece Anna Macina, capogruppo in Commissione Affari costituzionali. Anche l'ala che fa riferimento al presidente della Camera Fico è pronta ad esultare. «Così recuperiamo la nostra identità», il refrain.
Ma che cosa prevede esattamente la riforma costituzionale targata M5S-Lega? In sostanza si prevede il taglio dei parlamentari da 945 a 600 con la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Trattandosi di una modifica della Carta il parlamento deve approvare per quattro volte lo stesso testo ma a maggioranza qualificata cioè con numero complessivo di sì che supera la metà dei membri delle assemblee. Il passaggio di domani è il terzo, poi toccherà alla Camera.
Il numero dei deputati passa da 630 a 400, compresi i deputati della circoscrizione Estero, che sono ridotti da dodici a otto. I senatori, invece, passano da 315 a 200, compresi gli eletti nella circoscrizione Estero che scendono a quattro.
I senatori a vita incarica nominati dal presidente della Repubblica non potranno superare il numero di 5 oltre agli ex presidenti della Repubblica. La riduzione del numero dei parlamentari troverà applicazione a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Il taglio dei parlamentari modifica di fatto anche la legge elettorale poiché il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto nei collegi uninominali passa da 96.006 a 151.210. Per i senatori si arriva supera quota 300.000.
Inoltre la rideterminazione numerica dei parlamentari ha altre conseguenze come quella dell'elezione del presidente della Repubblica. Non considerando i senatori a vita, le maggioranze richieste dall'articolo 83 della Costituzione sarebbero così rideterminate: 439 voti necessari ai primi tre scrutini (due terzi dell'Assemblea); 330 voti dal quarto scrutinio (maggioranza assoluta), essendo il numero degli elettori pari a 658, ovvero 600 parlamentari e 58 rappresentanti delle Regioni.

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