ROMA La corsa all'acquisizione di Alitalia sembra davvero arrivata all'ultima curva: martedì il cda della compagnia dovrebbe ratificare la scelta del partner che sarà stato indicato dal governo. Per questo è previsto un nuovo passaggio a palazzo Chigi. La gara è ristretta al vettore transalpino e al gruppo di Carlo Toto anche se la cordata Baldassarre si ritiene ancora in corsa. Ieri è stato lo stesso Antonio Baldassarre a esprimere «forte disappunto per la totale assenza di notizie sul consorzio finanziario da lui guidato». Ha ribadito che la propria proposta «risulta la più vantaggiosa» e ha annunciato un prossimo incontro con i sindacati per illustrare nei dettagli il progetto.
Verosimilmente sono però Air France e AirOne a contendersi la volata, entrambe convinte che le correzioni ai piani risultino autentiche carte vincenti. Ieri si è riunita l'Ap Holding di Carlo Toto che ha lavorato al perfezionamento del progetto che, spiega una nota, «si propone di recuperare la leadership del mercato e consentirà il ritorno alla profittabilità della compagnia». Tra i punti qualificanti del piano l'integrazione della flotta attraverso di 90 nuovi Airbus che andranno a sostituire i 77 Md-80 di Alitalia e «la finalizzazione di accordi finanziari per l'acquisto di 20 nuovi aerei di lungo raggio». Sarà potenziato il network domestico con il consolidamento delle rotte point to point. Infine, saranno attivate nuove rotte a lungo raggio: tre con la Cina e con il Nord e Sud America». Obiettivo: sviluppare una grande alleanza internazionale e fare dell'Alitalia la quarta compagnia europea. Anche Air France si sta muovendo per cancellare le riserve, sollevate da più parti, sul versante dei tagli al personale, degli investimenti e del futuro di Malpensa. A voler fotografare la corsa, sotto lo striscione dell'ultimo chilometro si vedrebbero i francesi avanti anche se di poco rispetto agli italiani, dopo che questi negli ultimi giorni erano riusciti a recuperare terreno fino a superare i rivali. Lo scatto di reni di Parigi (riduzione forte degli esuberi, investimenti per 6,5 miliardi nei prossimi sette anni, potenziamento dello scalo milanese) potrebbe risultare vincente anche perchè terrebbe conto delle richieste dei sindacati. Questi ultimi sono sempre in attesa di una convocazione da parte di Prodi. Vogliono conoscere i criteri di scelta che adotterà il governo e comunque pretendono di essere della partita. Altrimenti potrebbero rompere la tregua natalizia e far scattare scioperi fuori dalle regole. Anche se i vertici delle confederazioni sono contrari per motivi di strategia generale e anche di opportunità: non si può mettere in ginocchio un Paese appena uscito dal trauma del blocco dei camionisti.
Il tempo non lavora a favore del governo: Alitalia di tempo a disposizione ne ha poco. Il top manager, Maurizio Prato, avrebbe avuto garanzie da Prodi che quello di martedì sarà il giorno giusto per chiudere la partita (naturalmente a favore di Air France), ma non è che sia tranquillo. Il mondo politico e quello industriale premono per una soluzione rapidissima. «L'esecutivo - sottolinea il presidente dell'Udc, Pier Ferdinando Casini - deve decidere e lo deve fare in fretta assumendosi le proprie responsabilità. Ogni giorno perso, a questo punto, diventa dolo, non una colpa».