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Pescara, 21/09/2019
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Data: 23/07/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Trasporto pubblico e servizi minimi - Bus per la Capitale tra i servizi minimi è guerra aperta. Il progetto di legge approda oggi in Commissione. Tensioni in maggioranza. D’Alessandro: «Salta l’in-house, ci saranno le gare per il capriccio di qualche politicante, dei sindacalismo micro territoriale in difesa di una quarantina di tessere, tutto a danno dell'utenza e di 1600 lavoratori» (l'articolo in pdf)

L'AQUILA E' diventato un vero e proprio caso il progetto di legge 42/2019, firmato dal sottosegretario alla presidenza, Umberto D'Annuntiis, Forza Italia, con il quale la maggioranza vorrebbe trasformare la linea autobus Giulianova-Roma da rotta commerciale a servizio minimo di trasporto pubblico locale, quindi a contribuzione. Il tutto senza prevedere nuovi fondi per la contribuzione chilometrica da erogare a Tua, l'azienda unica di trasporto regionale. Il no è quasi corale, motivato dalle incertezze economiche, dalle pregresse sentenze Tar, dalla scarsa concertazione. E qualche tensione si è registrata ieri anche in maggioranza. Il pungolo è arrivato da Marianna Scoccia (Forza Italia-Udc), che ha chiesto senza mezzi termini di avviare un percorso di ascolto e condivisione. Tanto che oggi in commissione dovrebbero esserci le prime audizioni. L'opposizione, però, non sta a guardare. Il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, ha chiesto senza mezzi termini il ritiro.
E da Roma il deputato dem Camillo D'Alessandro avverte: «Se passa la legge rischia di saltare l'affidamento in house». Insomma, il caso è esplosivo. «Due sono i binari su cui si fonda l'affidamento in house dice D'Alessandro -. Primo: la territorialità di propria competenza, ovvero il territorio regionale. Secondo: non possono essere affidati in house servizi che non sono trasporto pubblico locale, ovvero servizi a mercato. Sono due limiti invalicabili, se lo fai offri il grimaldello ai privati, all'autorità per la concorrenza, all'autorità dei trasporti di fare saltare in giudizio l'impianto. Senza copertura finanziaria e giuridica il prossimo bilancio di Tua tornerà a chiudere in perdita. Né possono pensare di tagliare corse di trasporto pubblico locale per finanziare corse di natura commerciale. Ciò aprirà contenzioso anche con i sindaci. Spaccheranno l'Abruzzo».
Ma il punto vero, dice D'Alessandro, «è che non ci saranno più i presupposti dell'in house, se succederà ci saranno le gare per il capriccio di qualche politicante, dei sindacalismo micro territoriale in difesa di una quarantina di tessere, tutto a danno dell'utenza e di 1600 lavoratori. Stiano attenti Cda e dirigenti di Tua, questa legge non dà a loro la copertura di tagliare corse classificate come servizi minimi con legge regionale, che questa legge non modifica, ma aggiunge».
Paolucci, invece, sostiene che senza il ritiro dell'atto il Pd è pronto a rivolgersi alla Corte dei Conti. «Il Servizio legislativo regionale dice il capogruppo dem - conferma le nostre perplessità e demolisce su tutta la linea il testo. Le censure sono molteplici, a partire dalla procedura seguita, in contrasto con i principi statali in materia, oltre a prestare il fianco a dubbi di costituzionalità. Questa approssimazione nella gestione di un settore così importante rischia di mettere a rischio l'intera riforma dei trasporti con gravi ripercussioni negative. Oltre a ciò, restano i dubbi anche sotto il profilo finanziario». Controcorrente la Cgil, che per bocca di Domenico Fontana dice che «il progetto risponde ad una esigenza primaria e fondamentale delle aree prive di alternativa di trasporto»: «Si dirà che non vi sono le risorse all'interno di Tua per contribuire le tratte verso Roma ma è una parziale verità: quelle tratte erano contribuite. Le risorse attuali possono e devono essere riequilibrate. Il progetto di legge finalmente tiene conto delle necessità dei cittadini e risponde all'esigenza di non isolare».

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