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Pescara, 15/11/2019
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Data: 08/08/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pedaggi A24 e A25: nuova fumata nera salta il congelamento

L'AQUILA Ancora una volta Anas ha detto no. E così quella che sembrava un'intesa raggiunta, con il congelamento delle tariffe autostradali su A24 e A25 per i prossimi tre anni, si è trasformata ieri pomeriggio in una nuova fumata nera. A fronte di questo, però, il vertice dell'altra sera al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit), presenti anche il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) e i vertici della concessionaria, Strada dei Parchi, ha prodotto una svolta importante, attesa dal 2014: il sostanziale via libera al nuovo Pef, il Piano economico e finanziario che ridefinisce i termini della gestione e fa partire la messa in sicurezza in straordinaria con il maxi piano da 3,1 miliardi e quello stralcio da 723 milioni per gli interventi urgenti da finire in tre anni. Un passaggio decisivo, questo, atteso da anni dalle comunità che utilizzano le due arterie, colpite da tre grandi terremoti a partire dal 2009. Fondamentale, in questo senso, è stata la riunione del 1 agosto scorso, quando il Cipe, il Comitato interministeriale per la Programmazione economica, ha preso atto della revisione della concessione, del Pef e del piano stralcio che contiene i primi investimenti urgenti ed improcrastinabili per un importo di circa 723 milioni di euro. Come previsto dalla legge 228/2012, ora il Mit trasmetterà la documentazione all'Europa per il varo definitivo.
IL BLOCCO
Resta aperta, però, la questione tariffe. Dopo l'iniziale ottimismo (nella riunione è emersa chiara la determinazione del Mit e del Mef a mantenerle bloccate fino al pronunciamento della Commissione Europea), che aveva spinto il governatore Marco Marsilio ad esprimere la sua soddisfazione («Posso dirmi doppiamente soddisfatto perché la soluzione individuata è quella che avevo proposto attraverso un emendamento più volte bocciato»), è arrivata una nuova doccia fredda, ancora una volta, come accaduto sotto Natale, da parte di Anas.
L'IPOTESI
Si era trovato un sostanziale accordo, infatti, su un percorso di questo tipo: utilizzare il primo provvedimento legislativo utile per individuare le necessarie coperture finanziarie per consentire la sospensione degli aumenti previsti attraverso il differimento dei pagamenti ad Anas, da parte di Strada dei Parchi, delle rate relative al prezzo di concessione per gli anni 2017, 2018, 2019 rispettivamente al 2028, 2029,2030 cosi come definito dalla legge 96 del 2017. Si tratta del famigerato canone di circa 58 milioni. Ma anche in questo caso Anas ha detto no e ora il Governo dovrà trovare strade alternative o tentare una complessa mediazione.
LE REAZIONI
«Siamo molto soddisfatti dell'intesa sul nuovo piano economico finanziario al quale è stato dato il via libera nel giorni scorsi sia dal Cipe sia dalla Autorità per la regolazione dei trasporti - spiega il vice presidente di Sdp, Mauro Fabris -. Una intesa che si può definire storica in quanto avviene sette anni dopo l'approvazione della legge 228 del 2012 e a dieci anni dal terremoto dell'Aquila. Al varo manca solo il parere dell'Europa. Non c'è invece, per ora, l'accordo per sterilizzare le tariffe dal primo settembre prossimo - continua Fabris, - in quanto Anas si è opposta alla proposta di utilizzo delle rate del prezzo di concessione, come accaduto già in passato, per coprire i costi del blocco delle tariffe, in attesa dell'approvazione del nuovo Pef». «Occorre una norma su cui ieri si è registrato l'impegno di Mit e Mef, senza la quale il primo settembre saremo, nostro malgrado, costretti ad applicare l'aumento, già approvato dai ministri Delrio e Toninelli, che complessivamente è di circa il 19% - conclude Fabris - e da noi autonomamente sospeso fino al 31 agosto prossimo».
Acerbo, Rifondazione - Sinistra Europea, ha criticato Toninelli: «Dopo i sopralluoghi con per constatare lo stato di degrado dei piloni, segno inequivocabile di mancata manutenzione da parte del concessionario, il ministro pentastellato si comporta come i predecessori del Pd, forse anche peggio. Oltre a godersi altri 10 anni di concessione senza gara toccherà allo Stato contribuire con 2 miliardi».

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