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Pescara, 22/09/2019
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Data: 10/08/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
È battaglia sul taglio dei parlamentari M5S, raccolta firme per portarlo in aula

ROMA A questo punto sembra più una iniziativa elettorale che politica. Fatto sta che i 5Stelle continuano a sventolare il più in alto possibile la bandiera del taglio del numero dei parlamentari. «Se dobbiamo andare a elezioni andiamo il prima possibile. Prima si faccia il taglio dei parlamentari, anche ad agosto, servono due ore», è sceso in campo anche Davide Casaleggio.
Ieri i 5Stelle hanno fatto circolare la voce che stanno valutando la possibilità di chiedere la convocazione straordinaria della Camera, prima che venga votata la mozione di sfiducia al governo, per costringere i deputati a votare sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Si tratterebbe di una vera e propria forzatura consentita però dalla Costituzione che a norma dell'articolo 62 stabilisce che ciascuna Camera possa essere «convocata in via straordinaria per iniziativa di un terzo dei suoi componenti». Il gruppo M5S è composto da 216 deputati quando per la convocazione ne basterebbero 210, pari a un terzo dei 630 eletti a Montecitorio.
NESSUNA PROMULGAZIONE
La mossa ha un fortissimo sapore elettorale perché difficilmente gli altri partiti approverebbe la riforma visto che finora l'iniziativa è stata appoggiata da Lega e Fratelli d'Italia che, rottura politica coi 5Stelle a parte, vogliono andare al voto al più presto.
Se invece la Camera dovesse approvare la riforma difficilmente si potrebbero aprire le urne. La logica vorrebbe infatti che si andasse al voto con la nuova legge. Ma per farlo occorre che passino alcuni mesi perché la Costituzione prevede che le leggi costituzionali approvate senza maggioranza qualificata (e questo è il caso di questa riforma) possono essere sottoposte a referendum. E infatti, anche se venisse approvato, il taglio dei parlamentari non sarebbe promulgato perché non potrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro i fatidici 15 giorni.
Com'è noto, la proposta grillina prevede che i deputati scendano a 400 da 630 e i senatori a 200 da 315. Questo significa, però, che ogni deputato andrebbe a rappresentare circa 150.000 italiani mentre ogni senatore ne rappresenterebbe circa 300.000. Si tratterebbe di uno dei rapporti più alti fra eletti ed elettori in tutta l'Europa. Non a caso alla Costituente, cioè subito dopo la guerra quando gli italiani erano meno di 50 milioni, si pensò di assegnare ben 700 deputati alla Camera proprio per favorire il radicamento della democrazia in Italia. Alla fine si optò per 630.
A fare le pulci ai difetti del taglio dei parlamentari ideato dai 5Stelle è stato nei mesi scorsi soprattutto un senatore di Liberi e Uguali, Federico Fornaro, considerato da tutti, anche dagli avversari politici, un esperto di sistemi elettorali. Secondo Fornaro un taglio così drastico dei parlamentari senza distinguere le funzioni delle due Camere (come prevedeva la riforma di Renzi bocciata nel dicembre 2016) produce tre distorsioni. La prima è politica. «Facciamo un esempio - dice Fornarao- con l'attuale legge elettorale si eleggerebbero in tutt'italia 160 senatori col proporzionale. In molte Regione sarebbero non più di 3 o 4. Così n Liguria le elezioni sarebbero inutili perché si saprebbe prima divotare che i primi tre partiti eleggerebbero ognuno il primo senatore del listino».
Secondo il senatore di Leu, inoltre, i 60/65 collegi senatoriali maggioritari sarebbero ingestibili poiché prevederebbero ben 800.000 elettori e andrebbero a coprire due o tre province impedendo all'elettore di fatto di conoscere il suo senatore. «Infine con appena 200 senatori - continua Fornaro - sarebbe impossibile far funzionare il Senato che ha 14 Commissioni. In Commissione ci sarebbero 8/9 senatori col rischio che uno solo possa essere decisivo per lo stop o il via libera a ogni emendamento. Sarebbe questa la trasparenza della politica?».

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