Sono 15 gli avvisi di garanzia, coinvolti manager e dirigenti di Regione e Comune
PESCARA. Ore 19: le Fiamme gialle entrano a Le Paillotes, fanno uscire i clienti e mettono i sigilli al locale dei vip. E' martedì sera quando lo stabilimento del re della pasta, De Cecco, finisce sotto sequestro per presunti abusi edili e irregolarità nelle concessioni demaniali. Partono 15 avvisi di garanzia: tra gli indagati, De Cecco, l'assessore, Padovano e il comandante dei vigili urbani, Grippo.
La notizia è trapelata ieri, a 24 ore dalla sentenza del Tar che ha imposto a Filippo Antonio De Cecco di togliere le palme hawaiane sulla spiaggia. Si è sparsa sin dalla mattina in tutta la città e ha raggiunto le isole Mauritius, dove De Cecco è in vacanza per Natale. E' stata come un fulmine a ciel sereno. L'assessore, Riccardo Padovano, ha avuto conferma dell'avviso di garanzia mentre era in riunione in giunta ed è svenuto. Appena due giorni fa la Finanza aveva sequestrato lo stabilimento di sua moglie, a Montesilvano. In serata, poi, si era sparsa la voce delle dimissioni del comandante della polizia municipale, Ernesto Grippo, ma è stata smentita dall'interessato.
Nell'inchiesta sugli abusi edilizi nel litorale pescarese, condotta dal pm, Aldo Aceto, erano già finiti diversi stabilimenti. Ma ora l'indagine ha coinvolto il complesso balneare più importante del capoluogo adriatico (composto dallo stabilimento Lido delle Sirene, ristorante piano-bar Cafè Le Paillotes e pizzeria Il Granchio) e dei nomi eccellenti. Le ipotesi di reato al vaglio del gip, Guido Campli, vanno dall'abuso d'ufficio, all'abusiva innovazione su bene demaniale, fino alla costruzione abusiva in zona sottoposta a vincolo paesistico-ambientale. Lo stabilimento sarebbe stato ampliato sfruttando permessi rilasciati per effettuare una manutenzione e per eliminare delle barriere architettoniche. Questa è l'accusa principale. Le Paillotes, a causa del sequestro, è stato costretto a disdire tutte le prenotazioni per i cenoni di Natale e Capodanno.
I 15 INDAGATI. Due sono gli imprenditori, tredici i dipendenti pubblici. Ecco i nomi e gli incarichi quando sono stati commessi i presunti abusi. L'imprenditore e proprietario dello stabilimento, Filippo Antonio De Cecco; il suo braccio destro, Nicola Di Mascio. Per la Regione: il tecnico del servizio del Demanio, Ettore Mantini; il direttore dell'area turismo, ambiente, Franco Costantini; il responsabile dell'ufficio concessione del servizio Demanio, Paolo Nettuno. Per il Comune: l'assessore al mare, nonché ex titolare dello stabilimento, Riccardo Padovano; il dirigente del settore edilizia privata, Emilia Fino; il dirigente del settore appalti e patrimonio, Floriana D'Intino; il responsabile del servizio Suap, Bernardo Appignani; il tecnico istruttore, Giuseppe Fallucca; il dirigente del settore edilizia privata, Tommaso Vespasiano; i funzionari, Lanfranco Chiavaroli; Augusto D'Ascanio. Per i vigili: Il comandante, Ernesto Grippo e il capitano responsabile del reparto tutela del consumatore, Fabio Ballone.
CHI LI ACCUSA. Le indagini condotte dagli uomini della stazione aeronavale della Guardia di finanza, al comando del colonnello Ventura, sono partite da una denuncia di un abitante della zona, Mario Cipollone, che avrebbe come suo legale l'avvocato, Salvatore Acerbo, fratello del deputato di Rifondazione, Maurizio Acerbo, protagonista di diverse battaglie in consiglio contro De Cecco.
Le Fiamme gialle avrebbero rilevato diversi abusi. Una seconda concessione rilasciata dalla Regione alla società «Portanuova Entertainment», in deroga al divieto imposto dalla legge regionale 141 del 1997, servita per ampliare lo stabilimento; il mancato rispetto di permessi edilizi del Comune, utilizzati per creare nuove strutture sulla spiaggia; la violazione dei limiti per l'affollamento del locale notturno.
GLI ABUSI RILEVATI. I tre dirigenti della Regione, Mantini Costantini e Nettuno, sono stati indagati per il reato previsto nell'articolo 323 del Codice penale, abuso patrimoniale, perché avrebbero procurato un ingiusto vantaggio economico alla società «Portanuova Entertainment», rilasciando nel 2002 una seconda concessione demaniale, in violazione della legge regionale del '97. «L'atto non poteva essere rilasciato» spiega il magistrato «perché il Comune di Pescara era, all'epoca dei fatti, sprovvisto di Piano spiaggia». Padovano e D'Intino, vengono accusati anche loro di abuso, perché avrebbero consentito un aumento della superficie occupabile dallo stabilimento e la diminuzione della visuale fronte mare. Stessa ipotesi di reato anche per Fino, Appignani e Fallucca, che hanno rilasciato l'autorizzazione edilizia e per Vespasiano, Chiavaroli, D'Ascanio, per i permessi per costruire. De Cecco e Di Mascio, allora direttore dei lavori invece sono indagati in concorso. A detta dei magistrati, con le autorizzazioni edilizie rilasciate per i lavori di manutenzione sarebbe stato ampliato illegalmente lo stabilimento, realizzata la pizzeria e una veranda. Grippo e Ballone, infine, sono accusati di abuso d'ufficio, perché quando il locale era sovraffollato di gente, avrebbero inviato una diffida a De Cecco senza sospendere la licenza, come stabilisce la legge.
LE REAZIONI. «Il sequestro dello stabilimento di De Cecco è un evento storico per Pescara. Finalmente si comincia a ripristinare la legalita». Così, il deputato, Maurizio Acerbo, ha commentato il sequestro di Le Paillotes. L'esponente di Rifondazione ha condotto diverse battaglie contro gli abusi sul litorale ed è stato anche querelato da De Cecco. Soddisfatto il comitato Marelibero: «Ora auspichiamo che vengano ben presto alla luce le responsabilità politiche di chi avrebbe gestito la cosa pubblica, rispondendo agli interessi di categorie imprenditoriali forti».