PESCARA - Tutta colpa del deficit della sanità, un buco profondo 250 milioni di euro del 2005 che i vecchi manager per mesi hanno tentato di nascondere. Haivoglia a metterci le pezze: ieri a mezzanotte è scattata la sanzione e l'Abruzzo è finito nella lista nera del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa in compagnia di altre cinque regioni (Liguria, Lazio, Molise, Campania e Sicilia). A farne le spese naturalmente i cittadini: per tutti, da ieri, aumenti automatici dell'Irpef che passerà dallo 0,9 per cento all'1,4 per cento e dell'Irap, dal 4,25 al 5,25. Per tutti, senza differenza: a pagare saranno indistintamente quelli che guadagnano 500 euro e quelli che in tasca se ne mettono cinquemila. Si calcola un aumento di tasse di 180 euro l'anno per una famiglia che guadagna tremila euro al mese. Le sei regioni-pecore-nere non sono riuscite a presentare entro la fine di maggio un piano di risanamento per ridurre il deficit e inutilmente hanno chiesto al ministro della Sanità Livia Turco una proroga per prendere tempo: niente, ha prevalso la linea del rigore.
Colpa del precedente governo di centrodestra si giustificano alla Regione, colpa dei vecchi manager che nei bilanci trimestrali hanno presentato cifre ottimistiche per non dire altro. E quando alla fine dell'anno i nuovi direttori generali hanno scoperchiato le pentole, i conti reali hanno evidenziato un buco da 250 milioni di euro ma era troppo tardi. Così il piano di risanamento, la ristrutturazione della rete ospedaliera e i tagli alla spesa farmaceutica messi in cantiere dall'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca produrranno i primi effetti tra un paio di anni, tanto che la Regione prevede di arrivare al pareggio di bilancio nel 2008, e questo significa che gli aumenti delle tasse resteranno in vigore almeno per altri tre anni. Come da copione: è stata la finanziaria 2005 a stabilire che in caso di disavanzo del bilancio della Sanità, le Regioni avrebbero dovuto ripianare il debito usando misure fiscali adeguate o stornando somme da altri capitoli di bilancio entro il 30 aprile. La finanziaria 2006 ha rincarato la dose stabilendo che il presidente della Regione viene nominato commissario ad acta nel caso in cui il piano non è adeguato, ed entro la fine di maggio l'opera di risanamento deve essere conclusa. In caso contrario sarebbero scattati gli aumenti delle tasse.
Così è avvenuto in Abruzzo. Ma non era possibile correre ai ripari prima? «Avevamo poco tempo a disposizione - si giustificano alla Regione - e i bilanci trimestrali dei vecchi manager ci hanno indotto in errore, anche se eravamo consapevoli che le cifre non erano veritiere». E se i vecchi direttori generali hanno pagato col licenziamento grazie allo spoil system (l'unico sfrattato dal tribunale è stato Catalano della Asl di Avezzano), sono i cittadini adesso a rimetterci di tasca propria. Ma in serata il ministro, dopo le proteste delle Regioni, concede una via di fuga: le tasse aumentano ma se entro un mese gli assessorati presenteranno piani credibili, potranno essere disattivate.
«Il governo regionale, in perfetta sintonia col governo Prodi - spiega Mazzocca - intende portare l'Abruzzo alla stabilità economica ma a fronte del necessario rigore, garantirà il miglioramento dei servizi sanitari aiutando l'Abruzzo ad entrare nel nucleo delle regioni virtuose». I costi della sanità del 2005, spiega l'assessore, sono stati influenzati da «accantonamenti, come i contratti del personale dipendente e da spese degli anni precedenti». Ma gli aumenti delle tasse potrebbero essere transitori: «Abbiamo messo a punto misure straordinarie di risanamento dei conti, e chiesto a Roma un tavolo tecnico-politico per la sottoscrizione dell'accordo necessario per liberare le quote residue del fondo sanitario nazionale rimaste congelate dal 2001 al 2005, che ammontano a circa 672 milioni di euro». Nel frattempo pagheranno tutti allo stesso modo, poveri e ricchi. Una cosa almeno la Regione Abruzzo avrebbe potuto farla: dosare gli aumenti in base al reddito, così come hanno fatto le Marche dove paga l'Irpef solo chi guadagna più di trentamila euro l'anno. Ma evidentemente era troppo impegnata ad aumentare i compensi dei consiglieri regionali.