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Data: 27/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Precari in pole position con parentopoli. Regione, sospetti e documenti al vetriolo «C'è chi non ha meriti, ma solo spintarelle»

L'AQUILA. «Visto il numero dei dirigenti regionali con figlie e parenti interessati al provvedimento, si può parlare di una vera operazione di ricongiungimento familiare». Eccole le voci, venate di cinico disincanto, che si elevano dentro e fuori le mura di Palazzo Centi e dell'Emiciclo, contro i sospetti di una «parentopoli» regionale. Voci che narrano di un pedigree familiare oltre di un provato pedigree politico che coinvolgerebbero una ventina di giovani lavoratori con il vantaggio dalla spintarella. Così nel variegato mondo dei Co.co.co e collaboratori a Pogetto, (Co.co.pro), che la Regione dovrebbe assumere, emergono figli, nuore e nipoti di dirigenti. La legge regionale pro-precari è però ancora top segret e sarà in Aula dopo la legge Finanziaria.
Se la regolarizzazione dei lavoratori a tempo determinato di Giunta e Consiglio, dovesse passare nella sua stesura più generosa, sarebbero circa 400 i neo dipendenti a passare dal ruolo di precari quello di dipendente con posto fisso. Attualmente però in attesa dell'impiego stabile ci sono precari e precari: c'è chi ha già partecipato a concorsi ed è in lista di attesa; altri sono «precari storici» che attendono la legge; altri, invece, sono definiti dell'«ultima ora» e quindi senza aver fatto la gavetta ma inseriti più che altro per conoscenze e parentele. Tanto da finire nel mirino di altri dipendenti che vedono in tutto questo uno scadimento della macchina amministrativa. Se giunta e Consiglio decidono di dare l'ok alle assunzioni, la Regione rispetto all'organico attuale, avrebbe il 20% dei lavoratori in più in un sol colpo. In barba, secondo i neo liberisti regionali, alle statistiche nazionali che parlano di un 75% di personale superfluo nella pubblica amministrazione.
Le previste assunzioni, tuttavia, non sono indolore ma stanno lacerando sindacati e personale interno, tanto che dubbi, denunce e polemiche ormai avvengono alla luce del sole.
«Il personale in più», sostiene chi è contrario alle assunzioni indiscriminate, «andrà a rendere ancora più macchinosa la burocrazia, visto che per molti di loro, assunti inizialmente "a progetto", non si sa bene che posto dare nell'organico e cosa andranno fare».
La vicenda dei precari regionali si trascina da tempo ed ha avuto sempre una strada in salita, ad iniziare dalla contestatissima finanziaria del 2005, poi bocciata dal Governo, quando il centrodestra, approvò delle norme senza copertura per assumere tutti i portaborse, dagli stagisti al personale delle segreterie politiche, da Co.co.co ai Co.co.pro.
Scivolando all'indietro nelle vicende regionali per ritrovare dei precedenti all'attuale provvedimento di regolarizzazione dei precari bisogna risalire agli anni '80. Oggi, però si sottolinea, che come ai bei tempi, per alcuni ottenere un posto senza concorso nell'Ente regione, ci vuole un valido sostegno familiare e politico. Ecco, quindi, che tra i 250 precari effettivi, (sul numero reale dei lavoratori e sul testo finale del provvedimento però si sa poco o nulla), emerge un drappello di figli, nuore e nipoti di ex assessori, di dirigenti di enti regionali, di alti funzionari. Giovani inseriti nei Co.co.pro. Ma la schiera potrebbe anche aumentare, se il documento finale comprenderà anche il personale dei Gruppi e gli altri Cococo con la proroga fino al 2010. Eppure, si ricorda, solo due anni fa, nel corso di un Consiglio regionale a Pescara, il presidente Del Turco pubblicamente si lamentava ad esempio del suo ufficio stampa che «neanche Bush alla Casa Bianca può vantare».
Però oggi lo scenario è bipartizan. «Tra le liste dei precari», si fa presente, «ci sono molte persone inserite dal centrodestra, che ha rinunciato a tuonare, ed in più nel provvedimento è prevista una norma che faccia da moratoria a chi, tra i "precari" scelti dal centrosinistra, non abbia ancora raggiunto i tre anni necessari e sufficienti per entrare nel mondo del lavoro pubblico. Norma che rende ancora più incerto il numero finale delle persone da assumere».

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