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Data: 28/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, Prodi non ascolta le proteste. «Il governo deciderà entro il 15 gennaio». E il titolo crolla in Borsa

MILANO. Braccio di ferro sul destino di Alitalia. Prodi, alla conferenza stampa di fine anno, spiega che il governo «deciderà entro il 15 gennaio senza pensare alle proteste». Parole chiare che indicano coma l'esecutivo sia pronto a vendere la società ad Air France. E con il capo del governo si schierano i piloti e gli assistenti di volo aderenti ad Anpac, Anpav e Avia. In gran fermento il "fronte del Nord" che scende in campo con Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.
«Air France è un danno per il Paese, Prodi ha sbarellato», dice senza peli sulla lingua. Intanto l'incertezza si fa sentire sul titolo in Borsa: Alitalia ha lasciato sul terreno il 3,97% (prezzo ufficiale) a 0,7384 euro. Sono passate di mano più di 16 milioni di azioni (pari all'1,2% del capitale) ma gli operatori sono dubbiosi. «A fronte di due offerte, una di 35 e l'altra di 1 centesimo, i prezzi di Borsa non sono giustificati», dicono.
Ieri la giornata si è aperta con una lunga intervista dell'attuale numero uno, Maurizio Prato, al Sole 24 Ore.
«Siamo in una fase di importanza vitale per Alitalia - dice - e questa è l'ultima spiaggia. Non ci sarà più tempo per altri tentativi». Prato dice che l'offerta di Air France «è la più idonea per la salvaguardia del complessivo patrimonio aziendale» e critica il «clima ostile, polemico e provocatorio da parte di sindacati, politici e fronte del Nord per influenzare le scelte del consiglio d'amministrazione». Prato riserva una stoccata anche all'ad di Banca Intesa, Passera. «Sorprende - spiega - che tanto interesse delle banche sia maturato negli ultimi mesi. Prima dove stavano?». Prodi resta in questa direzione. «Decideremo - dice - per una soluzione che venga incontro agli interessi del Paese». I sindacati sono divisi. Se Cgil e Cisl sono contro l'ipotesi della cessione ai francesi, le organizzazioni che raggruppano il maggior numero di piloti e assistenti di volo si dicono pronte a «paralizzare il Paese qualora il governo sconfessasse le determinazioni a favore di Air France». Invece si schiera con Air One il Sindacato dei lavoratori (Sdl), altra organizzazione dei lavoratori Alitalia, secondo il quale «la fusione Alitalia-Air One, con l'appoggio delle banche, rappresenta la scelta più rispondente alle necessità del Paese».
Spara a zero contro il premier Prodi, invece, il governatore della Lombardia. «Il piano Air France è un danno per l'Italia e Prodi è talmente scarso da non capire che se si sbaglia la scelta dell'acquirente, si mettono a repentaglio l'economia, il turismo e anche i posti di lavoro». «Se vincerà Air France - dice Formigoni - ci saranno 6 mila posti in meno, un calo già calcolato dei voli intercontinentali da 17 a 3 e soltanto 2 aerei nuovi all'anno, contro i 2 al mese di Air One». «Prodi - continua - può recuperare, ma deve chiedere ad Air France di mantenere per 5 anni lo stesso livello di traffico a Malpensa, come hanno fatto gli olandesi nel 2003 quando con Klm sono confluiti nella compagnia francese». «Se la scelta cadrà su Air France - chiude Formigoni - allorà partirà il nostro piano, faremo accordi con compagnie straniere e troveremo i finanziatori».

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