Prodi: la Spagna non ci ha sorpassato, l'auto-Italia sta uscendo dai box
ROMA. «Già nel primo incontro, l'8 gennaio, il governo deve garantire l'intervento sui salari, altrimenti andremo allo sciopero generale». Per il governo Prodi anche il nuovo anno si apre nel segno di un ultimatum, questa volta di parte sindacale. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, non usa mezze misure: o l'annunciato intervento del governo per aumentare il potere d'acquisto dei salari si tradurrà rapidamente in atti concreti, o sarà guerra. Romano Prodi interviene invece per ribadire che l'azienda Italia ha ripreso a camminare.
Forte dell'ultimo rapporto del Fondo monetario, il premier ci tiene infatti a precisare in una nota, numeri alla mano, che non è affatto vero che la Spagna abbia superato l'Italia sia in assoluto che come reddito pro capite. «L'economia italiana - sostiene infatti Prodi - è ancora ben più grande di circa il 50 per cento di quella iberica». E anche in rapporto alla popolazione, il nostro Pil risulta superiore a quello spagnolo «di circa il 13 per cento».
Insomma si può ripartire puntando sullo sviluppo e la crescita, e iniziando con la questione salari. Perché «la macchina Italia - assicura Prodi - dopo un cambio di gomme e un rifornimento di fiducia, sta uscendo dai box e sta girando a una velocità che non raggiungeva più da anni». Bonanni, a scanso d'equivoci, avverte in ogni caso che i sindacati potrebbero decidere uno sciopero generale, in assenza di risposta concrete, già il 15 gennaio quando è stata convocata la riunione degli esecutivi federali di Cgil, Cisl e Uil.
Un fronte delicato per il governo, quello sindacale, perché destinato a tenere più che mai in fibrillazione la sinistra che non potrebbe in nessun caso digerire un eventuale sciopero generale. Per il momento non sembrano comunque esserci dubbi sulla strada tracciata da Prodi. Anche il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha ribadito ieri che l'aumento delle retribuzioni e la tutela del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti «devono essere il prossimo obiettivo del governo».
Nel frattempo il ministro sottolinea però anche le cose fatte nel 2007, a cominciare dal superamento del cosiddetto «scalone» sulle pensioni. «Nel 2008 e fino a giugno del 2009 - ricorda infatti il ministro - si potrà andare in pensione con 58 anni di età e 35 anni di contributi».
Se l'accordo sull'obiettivo di rafforzare i salari è praticamente unanime, non mancano però all'interno del governo differenze sul come e quanto intervenire. Se Damiano parla ad esempio di sgravi fiscali sulla contrattazione aziendale, quella per intenderci che può fissare anche tetti di produttività, Rifondazione continua a chiedere che gli sgravi si applichino ai contratti nazionali. Vale a dire a tutta la platea dei lavoratori. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà, chiede così che prima dell'incontro con i sindacati della settimana prossima se ne parli all'interno della maggioranza, per mettere dei «punti fermi» prima di andare al confronto con le parti sociali.
Oltre ai problemi interni, anche nel nuovo anno il governo si trova comunque ad affrontare anche l'offensiva di Silvio Berlusconi che non demorde dal chiedere a gran voce che Prodi vada via. Il Cavaliere si affida ai sondaggi per assicurare che il governo ha un gradimento di ormai solo il 17% e che il suo Popolo della libertà avrebbe già raggiunto e superato il 40%. Una cosa che però, aggiunge subito, «non deve far paura agli alleati» che «potranno partecipare alla sua costruzione», ma in caso contrario «resteremo comunque alleati».