Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/05/2026
Visitatore n. 753.790



Data: 05/01/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Urbanistica, D'Alfonso interrogato per 4 ore. Nuova accusa per il sindaco: rivelazione di segreto d'ufficio. Secretato il verbale

PESCARA. Quattro ore di interrogatorio, tra dichiarazioni spontanee e risposte alle domande dei magistrati. Quattro ore impegnative per il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, che nell'inchiesta sull'urbanistica e sugli accordi di programma avviata da novembre 2006 dalla Procura della Repubblica risulta indagato - oltre che per abuso, corruzione e finanziamento illecito ai partiti - anche per rivelazione di segreto d'ufficio.
E' la prima novità che emerge dopo il lungo pomeriggio di ieri, giorno scelto dal sindaco per incontrare i magistrati. Rivelazione di segreti d'ufficio: secondo il pool di magistrati che indaga sugli accordi di programma e sui programmi complessi attuati o in fase di attuazione al Comune di Pescara - pool che è composto dal procuratore aggiunto Pietro Mennini e dai sostituti Aldo Aceto, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio - D'Alfonso potrebbe aver disatteso a una disposizione inerente il suo ufficio di sindaco, disposizione legata all'inchiesta sull'urbanistica. Anche su questa contestazione Luciano D'Alfonso ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee.
LA SECRETAZIONE. La seconda novità riguarda la decisione del pool di «secretare» il verbale dell'interrogatorio di D'Alfonso. Una scelta probabilmente «obbligata» sia per l'alto numero di indagati interessato a conoscere la linea difensiva del sindaco, sia per permettere agli investigatori di svolgere i riscontri e gli accertamenti necessari per verificare gli elementi di difesa. L'effetto della secretazione è stato immediato: sindaco e legali di fiducia - D'Alfonso è assistito dagli avvocati Giuliano Milia e Giovanni Di Biase - sono scomparsi come i fantasmi. Nessuno li ha visti arrivare alle 15.30, quando al quarto piano della Procura è iniziato l'interrogatorio; nessuno li ha visti uscire alle 19.30, a incontro concluso. Dal sindaco D'Alfonso nessuno se lo sarebbe aspettato.
LA DIFESA. «Non sono un corrotto». Si sarebbe difeso come un leone il sindaco D'Alfonso dalle accuse rivoltegli dal costruttore Aldo Primavera, l'imprenditore che ha denunciato i presunti abusi e favoritismi del Comune nei confronti dei «soliti» costruttori, indagato a sua volta per corruzione. Primavera ha denunciato di aver «pagato per anni tutti e qui non si sblocca nulla», fornendo alla Procura e alla squadra mobile anche una "prova" contro l'attuale amministrazione: un "fondaco" ad uso gratuito di 50 metri quadrati in via Coppa Zuccari, la cui piena disponibilità era all'ex segretario particolare e ora dirigente comunale Guido Dezio. All'interno del magazzino la polizia ha trovato il materiale elettorale di D'Alfonso. Ma sarebbero anche altri gli appartamenti a uso gratuito offerti da costruttori interessati agli accordi di programma al vaglio dell'ufficio urbanistica del Comune, e che sarebbero stati accettati dal sindaco come deposito o come sede di associazione, come nel caso della sede della Fondazione Europa Prossima. Mesi di intercettazioni ambientali e telefoniche per verificare il tipo di rapporto esistente tra il vertice della macchina comunale e i costruttori. Poi la procura entra negli uffici del Comune e acquisisce gli atti di tutti gli accordi di programma. Quindi gli accertamenti bancari e patrimoniali nei confronti del sindaco e in quelli dei suoi familiari. D'Alfonso non conosce gli elementi di accusa, per questo avrebbe accettato di rispondere alle domande dei suoi accusatori. E ieri molte carte si sono scoperte. D'Alfonso ribatte alle accuse per quattro lunghe ore; risponde punto per punto a ogni singola contestazione che gli viene rivolta ora da Aceto, ora da Mennini, ora da Di Florio. Alle 19,30 l'interrogatorio è concluso e D'Alfonso, esausto, raggiunge il parcheggio sotterraneo con i suoi avvocati, monta sull'auto e sfugge ai giornalisti che lo attendono davanti all'ingresso della Procura. Il sindaco raggiunge lo studio dell'avvocato Milia, in piazza Alessandrini, dove resterà circa un'ora.
I MAGISTRATI. Il primo dei magistrati a uscire dal parcheggio è il procuratore aggiunto Mennini, che davanti a telecamere e fotografi non rallenta nemmeno la sua Lancia Y bianca. Bellelli ha l'auto nel parcheggio esterno, mentre Aceto e Di Florio passano davanti al gabbiotto dove c'è l'assembramento di giornalisti. Dedica poche parole a stampa e televisione: «Il dottor D'Alfonso ha rilasciato dichiarazioni spontanee e ha accettato di rispondere alle nostre domande che, a seguito delle sue deposizioni, abbiamo ritenuto opportuno rivolgergli. Non posso aggiungere altro: l'inchiesta è stata secretata».
L'INCHIESTA CONTINUA. Se l'obiettivo del sindaco D'Alfonso e dei suoi difensori era quello di conoscere tutte le accuse del pool e il punto delle indagini, l'obiettivo potrebbe essere stato raggiunto. Al contrario, i magistrati non sarebbero soddisfatti delle risposte offerte dal primo cittadino di Pescara: l'inchiesta non si ferma. Anzi, ora potrebbe registrare un'accelerazione. Di certo inizieranno nuovi accertamenti e saranno sottoposti a verifica gli elementi di difesa.
«ESPERIENZA FORMATIVA». La giornata si chiude con un comportamento inspiegabile del sindaco, che il giorno prima aveva annunciato che sarebbe stato interrogato sabato (oggi). Dopo essere stato per circa un'ora nello studio dell'avvocato di Milia, in piazza Alessandrini, verso le 20,30 D'Alfonso è letteralmente fuggito, cercando di nascondersi all'obiettivo del fotografo del Centro. Ad aspettarlo sotto lo studio c'erano Marco Presutti, suo ex portavoce e presidente di Europa Prossima (fondazione su cui la Procura ha avviato accertamenti bancari) e l'autista del Comune. I tre sono fuggiti a bordo della Fiat 500 bianca del Comune. Poi, al telefono, una scarna dichiarazione sull'interrogatorio: «Un'esperienza impegnativa ma formativa».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it