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Data: 06/01/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Salari e fisco. I sindacati chiedono un intervento sui redditi tra i 15 e i 35mila euro. Martedì il tavolo

MILANO. Salari, fisco, prezzi e tutela del potere d'acquisto delle retribuzioni. Di questo parleranno governo e sindacati nell'incontro fissato a Palazzo Chigi per martedì 8 gennaio. I rappresentanti dei lavoratori, più volte e ad alta voce, in queste settimane hanno chiesto l'avvio di questa trattativa, e hanno minacciato lo sciopero generale. In effetti, almeno dopo le prime battute, lo sciopero non ci sarà e un'eventuale decisione in questo senso sarà presa dopo il direttivo unitario del prossimo 15 gennaio.
Certamente i temi sono tanti, delicati e importanti. In effetti i sindacati sanno che, in cassa, è rimasto qualcosa. Si tratta di 5-8 miliardi di euro che arrivano dal calo del fabbisogno statale. Come spenderlo? A chi andranno i soldi? Il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, è categorico: bisogna aspettare i dati che arriveranno dal Dpef di giugno. Di parere opposto Prodi che, già durante la confereza stampa di fine anno aveva anticipato un "grande e sostanziale calo delle imposte per i lavoratori a reddito medio-basso e per le famiglie con figli". E lo stesso annuncio era stato ripreso dal ministro del Lavoro, Damiano. Per i sindacati si potrebbe partire dai redditi tra 15 e 35mila euro, con uno sconto che potrebbe arrivare a 181 euro per chi guadagna 25 mila euro. In questo modo il beneficio andrebbe al 50% dei lavoratori dipendenti e costerebbe "soltanto" 900 milioni di euro. C'è anche il problema del "fiscal drag", cioè le maggiori tasse che si pagano perr effetto dell'aumento dei redditi.
I sindacati chiedono che sia "congelata" l'Iva sui carburanti, che aumenta con l'aumento del prezzo imponibile (lo Stato ha così incassato, in due anni, un maggior gettito di 1,4 miliardi) e chiedono che siano monitorati banche, assicurazioni, energia e prodotti farmaceutici per verificare se il taglio dell'Irap, di cui hanno beneficiato le aziende, sia stato trasferito ai prezzi al consumo. La Confindustria sarà chiamata alle trattative più avanti ma la sua posizione è chiara: aumenti dei salari solo legati a una maggior produttività.

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