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Pescara, 09/05/2026
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Data: 06/01/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per D'Alfonso è l'ora della verifica. il pool cerca riscontri alle sue parole. Luciani: il candidato sindaco resta lui

Il colorito non sarà stato quello di sempre, ma il sollievo era evidente ieri mattina sul volto di Luciano D'Alfonso. All'indomani dell'interrogatorio di quattro ore sostenuto in procura davanti al pool di magistrati che indagano su di lui ovvero sull'urbanistica al Comune, il sindaco ha ritrovato il sorriso, anche se un po' tirato: «Ora sono più sereno» ha dichiarato ai giornalisti nella redazione de Il Messaggero, dov'è entrato in versione Befana con i giocattoli da donare ai piccoli pazienti dell'Ail.
«Gli atti del mio interrogatorio sono stati secretati, non chiedetemi nulla» ha premesso. Ma non ha nascosto d'aver affrontato una prova durissima: «E' stata un'esperienza costruttiva e formativa che mi ha consentito di conoscere altri aspetti dell'attività decisionale» ha aggiunto il sindaco.
I due avvisi di garanzia lo vedono sott'accusa per abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti e per corruzione. Proprio quest'ultima ipotesi di reato ha fatto scattare nei suoi confronti una estesa indagine patrimoniale. Davanti al pool di magistrati D'Alfonso non s'è risparmiato, come del resto aveva concordato di fare con i suoi legali, gli avvocati Giuliano Milia e Giovanni Di Biase. Secondo un canovaccio ben definito il sindaco ha esposto la sua versione in merito ai fatti contestati - pur non essendoci un preciso capo d'imputazione - ed ha anche risposto a tutte le domande, così come confermato dal sostituto Aldo Aceto. Adesso tocca agli inquirenti procedere con le verifiche sulla base di quelle dichiarazioni. Quel che sarà è tutto da scoprire. Di sicuro, accettando di affrontare l'interrogatorio il primo cittadino ha scongiurato il rischio di conseguenze per lui oltremodo pesanti a livello personale e di conseguenza politico, essendo lui anche segretario regionale del Pd.
La fase dell'inchiesta che si apre adesso potrebbe ovvero dovrebbe tirare sulla scena gli imprenditori, i costruttori da cui tutto è cominciato e che finora sono stati lasciati ai bordi del palcoscenico: solo dalle loro dichiarazioni, dai loro interrogatori, lo scenario di oggi può eventualmente subire nuovi, importanti stravolgimenti: sempre che ce ne sia ragione.
Al suo fianco D'Alfonso ha avuto ieri gli assessori Massimo Luciani e Moreno Di Pietrantonio che non l'hanno mollato un attimo, anzi di più: l'hanno sostenuto moralmente e quasi fisicamente. Ma anche e soprattutto politicamente: «Il 9 gennaio avremo un'importante riunione di coalizione e con il Pd non abbiamo dubbi: per noi Luciano D'Alfonso è e resta il primo candidato alla sua successione» ha detto con tono secco e deciso Massimo Luciani. Come a dire: per come si è messa, pur nella complessità del caso, quest'inchiesta non cambierà di una virgola programmi e strategie del Partito democratico.
«Andremo alle primarie e la nostra intenzione è di aggregare all'iniziativa anche Carlo Costantini e Gianni Teodoro, candidati sindaci in pectore ai quali chiediamo di confrontarsi prima con l'elettorato di centrosinistra» ha aggiunto Luciani. Il messaggio è forte e chiaro: se corrono da soli Costantini e Teodoro ruberanno consensi al centrodestra e se cercano visibilità individuale, facciano pure. Ma l'unità dello schieramento si cerca oggi: domani, fa capire anche D'Alfonso, potrebbe essere tardi.

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